You are here

Latest News - Center for Digital Health Humanities

Subscribe to Latest News - Center for Digital Health Humanities feed
Updated: 6 hours 21 min ago

Stampanti 3D e robotica: l’innovazione si fa largo nella sanità

Articolo di Sara Lavorini su Sanità24 – Il Sole 24 Ore

La progettazione personalizzata degli interventi chirurgici sulla base della ricostruzione delle parti anatomiche riprodotte con stampanti tridimensionali a partire dalle immagini Tac del paziente, l’uso di manichini robot per la simulazione di scenari critici nei contesti reali con la telepresenza degli istruttori sempre mediata da altri robot e, lo sviluppo della gestione informatizzata dei dati sanitari (cartella digitale elettronica). Questi e molti altri importanti argomenti sono stati illustrati durante il XX Congresso Mondiale della International Ergonomics Association… Continua a leggere

Patients’ Digital Health Awards: 40 Associazioni Pazienti coinvolte, 45 i progetti candidati, 4 i premiati

Rehability, Mirrorable, L’anatomia digitale a un click per il paziente ed Elysium sono i progetti vincitori della prima edizione del Patients’ Digital Health Awards, bando di concorso ideato da 40 Associazioni pazienti con la collaborazione della Digital Health Academy e il contribuito incondizionato di Fondazione MSD, per premiare l’ideazione e la realizzazione di progetti di salute digitale che, nell’ottica dei pazienti, possono concorrere a migliorare la qualità di vita di chi vive la malattia in prima persona e dei caregiver e/o a facilitare l’iter assistenziale.

Due le categorie premiate ieri alla Casa del Cinema: 1) soluzioni tecnologiche che sono già state sviluppate, sperimentate o utilizzate; 2) soluzioni ideate e progettate, ma che non hanno ancora trovato realizzazione o applicazione nella realtà.
45 i progetti o idee di start-up e organizzazioni sanitarie che hanno risposto con entusiasmo al bando di concorso ideato e sviluppato dalle 40 Associazioni di Pazienti protagoniste, a partire dai risultati di una indagine sugli unmeet needs, da loro stessi somministrata a oltre 800 pazienti: proposte che spaziano dalle aree di supporto psicologico e logistico al paziente, a strumenti di riabilitazione cognitiva di pazienti pediatrici, a reti digitali di condivisione di esperienze ma anche di dati e informazioni su terapie e centri di cura per facilitare l’iter assistenziale, alla telemedicina e ai device per il monitoraggio in remoto e il coaching per migliorare stili di vita, ad app di supporto alla gestione della patologia e all’aderenza alla terapia.
In questo ampio e variegato ventaglio di progetti e idee, la giuria – composta da rappresentanti delle Associazioni dei Pazienti, esperti del patient engagement e di digital health – ha decretato i 4 vincitori:
• Il Primo classificato, a cui verrà consegnato un grant di 5.000 euro, è stato il progetto Mirrorable, una piattaforma interattiva, ideata dall’Associazione FightTheStroke, che consente un modello unico di terapia riabilitativa a domicilio, appositamente studiato per rispondere alle esigenze dei bambini che hanno subito danni cerebrali in una fase molto precoce della loro vita, con impatti a livello motorio.

• Il Secondo classificato, a cui verrà fornita una consulenza di formazione personalizzata erogata dalla Digital Health Academy, è stato il progetto Rehability, una suite di serious games per la (tele-)riabilitazione fisica e cognitiva di pazienti neurologici, ideata e progettata da Imaginary SRL.

• Il Terzo classificato, a cui è stato erogato un biglietto per partecipare alla conferenza internazionale Frontiers Health (Berlino, 15-16 novembre 2018) e un contributo per spese di viaggio, vitto e alloggio, è stato il progetto L’anatomia patologica a un click per il paziente, una rete consultiva da remoto che fornisce attività di consulenza e di second opinion a fine diagnostico per specifici pazienti, ideata dall’Unità Complessa di Anatomia Patologica Cannizzaro di Catania.

• Il premio per la migliore idea, a cui è stato fornito un biglietto per partecipare alla conferenza internazionale Frontiers Health e un contributo per spese di viaggio, vitto e alloggio, è stato attribuito a Elysium, progetto digitale che permette la condivisione di dati sanitari in modo certificato e sicuro grazie a una piattaforma basata sulla tecnologia blockchain, sull’intelligenza artificiale e l’analisi dei big data.

Non solo una premiazione, ma anche una vera e propria giornata di formazione, confronto e networking sui temi dell’innovazione digitale e sulle opportunità offerte dalle nuove tecnologie per migliorare la qualità di vita dei pazienti. Salvatore Iaconesi e Oriana Persico, Fondatori del centro di ricerca Human Ecosystem Relazioni, Roberto Ascione, CEO di Healthware Group, Guendalina Graffigna, Professore ordinario di Psicologia presso l’Università Cattolica di Milano, Domenica Taruscio, Direttore Centro Nazionale di Malattie Rare, Istituto Superiore di Sanità, sono solo alcuni dei nomi che, in qualità di relatori, hanno partecipato alla giornata e condiviso la loro esperienza e visione sull’innovazione digitale nel mondo salute.
Un’economia nuova sta nascendo dal digitale, coinvolgendo i pazienti nelle più svariate direzioni – spiega Goffredo Freddi, Direttore della Fondazione MSD. Le tante adesioni a questa prima edizione dei Patients’ Digital Health Awards dimostrano ancora una volta come il mondo della salute sia in continua trasformazione e in cerca di risposte innovative e originali ai bisogni non ancora soddisfatti dei pazienti e delle persone che li supportano. Fondazione MSD è orgogliosa di sostenere un progetto che promuove una trasformazione digitale a misura di persona”.

Oggi si conclude una nuova tappa del viaggio che Fondazione MSD ha iniziato 8 anni fa con tutte le Associazioni di Pazienti protagoniste indiscusse del Patients’ Digital Health Awards – dichiara Claudia Rutigliano, Coordinatrice Scientifica di Fondazione MSD. Una tappa importante perchè momento di engagement puro – piuttosto che di formazione top-down – di tutte le Associazioni, che con la loro competenza e con la loro infinita energia, diventano co-protagoniste della trasformazione digitale in atto”.

Patients’ Digital Health Awards 2018 – Evento di Premiazione

Il 16 ottobre mattina, presso la Casa del Cinema di Roma, si terrà l’evento conclusivo del Premio PDHA che mira a rendere visibile l’innovazione digitale che già oggi caratterizza il percorso di prevenzione e cura in Italia. Il Premio è promosso dalla Digital Health Academy in collaborazione con circa 40 Associazioni di Pazienti ed il supporto incondizionato di Fondazione MSD. Per la prima volta, sono i pazienti stessi a premiare l’innovazione digitale.

Leggi il programma completo dell’evento

Dal Festival della robotica un appello per la cooperazione sanitaria

Articolo di Michelangelo Bartolo su Sanità24 – Il Sole 24 Ore

I mondi della cooperazione, della robotica, della telemedicina, delle biotecnologie, dell’e-learning abbattono le distanze e possono insieme divenire lo strumento di incontro che crea brecce in muri talvolta fisicamente invalicabili. Dal Festival internazionale della robotica di Pisa un appello per ribadire la convinzione che le nuove spinte migratorie possano essere gestite anche attraverso il potenziamento dei sistemi sanitari nei paesi di origine. Migliorare lo stato di salute di una popolazione si traduce in un aumento del benessere di un paese, e può contribuire a contenere i flussi di persone disperate costrette a lasciare la propria terra. Continua a leggere

Premiata l’innovazione digitale al servizio di medico e paziente

Premiati oggi a Milano i vincitori del Digital Health Program, bando di concorso promosso dall’azienda biofarmaceutica Gilead Sciences. Ricerca Eikon: grande la fiducia e le aspettative degli italiani nell’Intelligenza Artificiale applicata alla salute.

App e sistemi di intelligenza artificiale, reti informatiche a supporto dell’attività del
medico e siti di informazione sulle patologie infettive. Sono solo alcuni dei progetti realizzati grazie al
Digital Health Program, Bando di concorso promosso dall’azienda biofarmaceutica Gilead Sciences e
riservato a Enti di ricerca e ad Associazioni pazienti italiane. Il Bando mira a selezionare e premiare i
migliori servizi e strumenti che, attraverso le tecnologie digitali, possano migliorare qualità di vita e
assistenza terapeutica del paziente con HIV, patologie epatiche e oncoematologiche. 4 i vincitori di
quest’anno che si aggiungono ai 14 del 2016 e del 2017 con un finanziamento complessivo sui tre anni
di oltre 150.000 euro.
L’applicazione delle tecnologie digitali nell’ambito della salute e della medicina è un fenomeno in via di
consolidamento verso il quale gli italiani nutrono grande fiducia e aspettative. Come è emerso
dall’indagine Eikon-Gilead presentata all’evento di premiazione che si è svolto oggi a Milano, il 95% dei
connazionali pensa che nei prossimi 10 anni le tecnologie digitali potranno migliorare la vita delle
persone e circa il 30% che potranno essere utili per la prevenzione, la diagnosi e il monitoraggio delle
malattie. Sono ugualmente ottimisti e fiduciosi quando si parla di IA (Intelligenza Artificiale), nuova
frontiera della tecnologia digitale in grado di replicare se non addirittura migliorare prestazioni
dell’intelligenza umana. Un dato su tutti: quasi 8 italiani su 10 auspica che l’IA possa trovare maggiore
applicazione in ambito medico.
“Iniziative come il Digital Health Program – commenta Eugenio Santoro, Ricercatore del Laboratorio di
Informatica dell’IRCCS Istituto Mario Negri di Milano e Coordinatore della Commissione giudicatrice del
Bando – rappresentano un sostegno importante e di qualità per lo sviluppo della digitalizzazione in
ambito medico sia per le risorse messe a disposizione sia per l’attenzione nella selezione dei progetti
basata su criteri ben precisi tra i quali l’innovatività e la solidità scientifica”.
Innovatività e solidità non mancano ad esempio ad uno dei progetti presentati oggi alla Cerimonia,
basato sull’intelligenza artificiale e vincitore del Bando nel 2017. “Grazie ai fondi ricevuti, abbiamo
usato il machine learning, una forma di intelligenza artificiale che consente alle macchine di imparare,
per creare un programma in grado di capire quali pazienti sono a maggior rischio di sviluppare
un’infezione invasiva da Candida, una grave forma di infezione che può colpire l’organismo umano.
Siamo riusciti a dimostrare che il programma è in grado di predire meglio della statistica classica i casi
di pazienti a rischio” – spiega Carlo Tascini, dell’Ospedale dei Colli di Napoli e responsabile del progetto –
“In futuro, dopo che sarà ulteriormente validato, potremo usarlo direttamente al letto del paziente per
capire quale terapia farmacologica sia meglio intraprendere”.
“I risultati dei primi tre anni del Digital Program ci rendono orgogliosi di aver dato vita a questa
iniziativa, profondamente coerente con quella che è la nostra vocazione all’innovazione – precisa
Valentino Confalone, General Manager di Gilead Sciences Italia – In oltre 30 anni abbiamo reso
disponibili terapie all’avanguardia che hanno cambiato il corso di patologie come l’HIV e l’HCV
migliorando la qualità di vita dei pazienti. Il nostro obiettivo è però di promuovere l’innovazione anche
“oltre il farmaco” che sia in grado di generare significativi benefici per il malato. A questo scopo
abbiamo dato vita al Bando digital”.

I Bandi di concorso di Gilead
Il Digital Health Program, nato nel 2016, è uno dei tre Bandi che Gilead promuove in Italia dal 2011. Tre
iniziative – Fellowship Program, Community Award e Digital Program – dedicate a Enti di ricerca e cura
e Associazioni pazienti per promuovere e sostenere progetti di natura scientifica, sociale e tecnologica
che migliorino qualità di vita, assistenza terapeutica e outcome dei pazienti affetti da HIV, patologie
epatiche e oncoematologiche. In 8 anni, ai tre Bandi, sono stati premiati quasi 400 progetti con
finanziamenti pari a oltre 9 milioni di euro. Per saperne di più: www.fellowshipgileaditalia.it

 

Medical Device Safety Action Plan

La medicina grazie alla tecnologia può ottenere risultati prodigiosi e pur tuttavia importa anche tutti i limiti e vulnerabilità delle tecnologie che adotta. Si aprono così nuovi e inediti scenari e si delinea un nuovo e speciale campo: la sicurezza della medicina digitale. A tal proposito nei mesi scorsi la FDA, ente governativo statunitense che si occupa della regolamentazione dei prodotti alimentari e farmaceutici, ha sviluppato un piano d’azione sulla sicurezza dei dispositivi medici.

Leggi il documento

Forum Sistema Salute. Sostenibilità e opportunità nel settore della salute

La dott.ssa Cristina Cenci, CEO di DNM-Digital Narrative Medicine, interverrà nella sessione del Forum dedicata a “L’importanza degli indicatori di esito e delle esperienze di cura riportate dai pazienti nella valutazione di una tecnologia medicale” in programma presso la Stazione Leopolda di Firenze la mattinata di giovedì 11 ottobre.

Leggi il programma dettagliato dell’evento

Deep Learning: la tecnologia può trasformare l’assistenza sanitaria?

Contributo pubblicato dalla Fondazione Smith Kline

L’applicazione diffusa dell’intelligenza artificiale nell’assistenza sanitaria è stata evocata per mezzo secolo. Per la maggior parte di questo tempo, l’approccio dominante all’intelligenza artificiale è stato ispirato dalla logica: i ricercatori presumevano che l’essenza dell’intelligenza artificiale stesse manipolando espressioni simboliche, usando regole di inferenza. Questo approccio ha prodotto sistemi esperti e modelli grafici che hanno tentato di automatizzare i processi di ragionamento. Nell’ultimo decennio, tuttavia… Continua a leggere

Anche l’articolo di Naylor delinea alcuni dei fattori che spingono per l’adozione di questa tecnologia in medicina e assistenza sanitaria.

“Deep Learning-A Technology With the Potential to Transform Health Care”

“On the Prospects for a (Deep) Learning Health Care System”

Vaccini, social media e comunicazione della scienza

Articolo di Cristina Cenci sul Blog Digital Health di Nòva-IlSole24Ore

Nel quadro del progetto multisciplinare “Valore in prevenzione”, abbiamo ricostruito l’ambiente emotivo, relazionale e sociale che alimenta l’esitazione vaccinale. Lo abbiamo fatto attraverso una ricerca etnografica nelle principali community online durata tre anni. L’analisi ha mostrato come al codice della paura dominante fino al 2015, si siano progressivamente affiancati altri codici. Continua a leggere

Medicina narrativa in neurologia: i risultati del Neurologico Besta

Nella mattinata di mercoledì 26 settembre, presso la Fondazione IRCCS Istituto Neurologico Carlo Besta di Milano, si terrà il seminario dal titolo “Medicina narrativa in neurologia: i risultati del Neurologico Besta”, coordinato dalla dott.ssa Venusia Covelli.

Sarà questa un’occasione per fare il punto sull’uso della medicina basata sulla narrazione nel trattamento di cronicità neurologiche come: cefalea, epilessia, atrofia muscolare spinale di tipo 3, distonia pediatrica.

Numerosi gli interventi dei relatori in programma, tra i quali figurano anche i dottori Flavio Villani, Rui Quintas e il professor Oriano Mecarelli, che presenteranno, rispettivamente, i risultati dei progetti che hanno utilizzato la piattaforma DNM-Digital Narrative Medicine con pazienti epilettici al Besta e presso il Policlinico universitario Umberto I° della Sapienza di Roma.

All’evento parteciperà anche l’antropologa dott.ssa Cristina Cenci, CEO della start-up DNM, alla quale è stato affidato un intervento dal titolo “Come coniugare narrazioni e nuove tecnologie”.

Leggi il programma completo dell’evento

Alzheimer: la vera innovazione è ascoltare il malato e comprendere i suoi bisogni

Nella prospettiva dell’articolo che segnaliamo, assume particolare significatività anche l’uso della medicina narrativa digitale, come nel caso del progetto MEDINAL dell’ARS Toscana, inerente proprio il trattamento di pazienti affetti dal morbo di Alzheimer.

 

Osservare e ascoltare il malato, conoscere i suoi bisogni, i suoi gusti, i suoi valori, i suoi interessi: questa deve essere la nuova modalità nell’assistenza e nel prendersi cura delle persone con demenza. Questa è quella che la presidente della Federazione Alzheimer Italia, chiama vera “innovazione”.

L’innovazione al servizio della persona con demenza significa dar voce ai malati e modificare così l’approccio alla malattia. Infatti, oggi la possibilità di “cure”, cioè di intervento terapeutico mirato alla guarigione in caso di Alzheimer, è ancora limitata perché i farmaci hanno un’efficacia modesta e non sono risolutivi. È per questo che diventa sempre più importante la “care”, cioè il prendersi cura della persona malata per migliorarne la qualità di vita sotto tutti gli aspetti: da quello cognitivo a quello comportamentale, dalla sfera psicologica a quella fisica, dalla cura individuale alla struttura dei servizi socio-sanitari. Continua a leggere

Gli italiani e la fertilità. Prima indagine nazionale su adolescenti, adulti e personale sanitario. Tra i problemi: troppo internet, poca consapevolezza dei rischi dell’età e scarso uso terapie riproduttive

Lo studio che segnaliamo solleva l’annosa questione dell’informazione medico-scientifica attraverso il web e dunque l’importanza del riferimento a fonti attendibili attraverso siti certificati, come ad esempio il portale “ISSalute” dell’Istituto Superiore di Sanità.

 

Pubblicato dal Ministero della Salute il primo Studio nazionale sulla fertilità che ha raccolto informazioni sulla salute sessuale e riproduttiva per orientare e sostenere la programmazione di interventi a sostegno della fertilità in Italia. In evidenza il ruolo di internet nell’informazione degli adolescenti.

Indagine adolescenti

Questa indagine è stata condotta, in ambito scolastico, con il supporto delle Regioni e dei professionisti del SSN, su un campione, statisticamente rappresentativo, di 16.063 studenti prevalentemente di 16-17 anni. Ha coinvolto 941 classi terze di 482 scuole secondarie di secondo grado, distribuite su tutto il territorio nazionale. È stata registrata un’elevata rispondenza da parte dei ragazzi (80%).

– Dalle risposte emerge un’errata percezione (sovrastima) da parte dei ragazzi e delle ragazze relativamente all’adeguatezza delle informazioni in loro possesso sulle tematiche della salute sessuale e riproduttiva che nella maggior parte dei casi (89% i maschi e 84% le femmine) cercano su internet. Continua a leggere

La medicina nell’età della tecnica e dell’innovazione digitale: lo spirito del tempo

di Alessandro Franceschini*

La scienza medica e la pratica clinica, evidentemente, risentono di quello che può essere definito lo spirito del tempo, ovvero quel forte pregiudizio che governa ogni epoca e dal quale è quasi impossibile prendere le distanze. Frutto del nostro tempo è anche l’innovazione digitale, che rappresenta una sfida con enormi potenzialità da accogliere e mettere a servizio delle persone.

 Il pensiero dominante che genera ed orienta concezioni, giudizi e azioni di natura collettiva, esercita una forte suggestione, tanto da far precisare a C.G. Jung che: “con lo spirito del tempo non è lecito scherzare: esso è una religione, o meglio ancora una confessione, un credo, a carattere completamente irrazionale, ma con l’ingrata proprietà di volersi affermare quale criterio assoluto di verità, e pretende di avere per sé tutta la razionalità”[1].

Lo spirito del nostro tempo è rappresentato dall’età della tecnica, in cui il progresso rapido e incessante, al quale spesso neanche riusciamo a star dietro, ci fa credere di essere onnipotenti, illudendoci che con la tecnica tutto diventi misurabile, quantificabile, controllabile e spesso modificabile, a tal punto da ritenere, in un delirio prometeico, di poter manipolare a nostro piacere la natura fino ad arrivare a produrre la nostra stessa salute.

Certo, non voglio negare i meriti evidenti che il progresso scientifico porta con sé, solo ritengo necessario guardare al nostro tempo con occhio critico, affrontando gli aspetti problematici che lo caratterizzano. 

Dal punto di vista epistemologico, lo spirito del tempo contemporaneo, ritiene alla base di ogni fenomeno la legge causale – a partire da ogni effetto è possibile risalire alla causa che l’ha prodotto –, ma nella realtà non sempre questo principio è valido, piuttosto rappresenta una sorta di ansiolitico per evitare di confrontarsi con l’indeterminatezza che invece sovente governa l’esistenza. La stessa fisica è pervenuta ormai alla constatazione che esiste uno spazio di indeterminazione, e questo è quanto più vero nel caso in cui vogliamo prendere in esame la psicologia delle persone.

A sostegno della convinzione della mancanza di certezza assoluta anche nel campo della scienza, possiamo affiancare al fondamentale pensiero di K. Popper quello di altri autori come, ad esempio, P. Feyerabend con il suo Contro il metodo. Abbozzo di una teoria anarchica della conoscenza oppure M. Ceruti con La fine dell’onniscienza.

La verità è che la realtà è molto più complessa di quello che ci appare e, soprattutto, di quello che pensiamo e crediamo. Così, è quanto mai necessario, riconoscere anche la complessità che caratterizza l’essere umano e, di conseguenza, l’esperienza del dolore e il rapporto con la malattia che stanno alla base della pratica medica.

In questo senso allora, la prospettiva del digitale a supporto della pratica medica, che è frutto anch’esso dello spirito del tempo e della tecnologia più avanzata, risulta essere una sfida. Sarebbe sbagliato rifiutare ideologicamente l’innovazione, piuttosto bisognerebbe cercare di accoglierla in tutte le sue potenzialità utilizzandola in modo appropriato, come ad esempio accade con alcuni progetti di salute digitale che possono concorrere a migliorare la qualità di vita di chi vive la malattia in prima persona e dei caregiver, oltre a facilitare l’iter assistenziale.

Grazie alla rivoluzione digitale la capacità di ascolto, di supporto del quotidiano e di sostegno delle cure è enormemente cresciuta. Il digitale consente, di fatto, l’instaurazione di una nuova alleanza terapeutica in cui le parole di una persona con malattia “contano” quanto quelle del suo medico.

Sottolinea infatti a tal proposito il filosofo L. Floridi, ordinario di Filosofia e Etica dell’Informazione nonché direttore del Digital Ethics Lab all’Università di Oxford, vincitore della prima edizione dell’IBM Thinker Award nella categoria “Ethics”: “la tecnologia digitale appare molto più orientata a migliorarci la vita che a rovinarcela, nel senso che sostiene ciò che abbiamo già e consente di fare ciò che finora non era possibile. È opportunità di sviluppo ma deve essere guidata”.

Così, la capacità che avremo di governare l’innovazione digitale e di orientarla praticamente secondo buoni principi etici, propositivi e abilitanti, mantenendo sempre la persona al centro, potrà permetterci di approdare a quello che, a buon diritto, potremmo definire un nuovo umanesimo, un umanesimo digitale, per l’appunto. Non dimentichiamo mai che la tecnologia è sì uno strumento, ma che siamo noi a darle un valore.

[1] Eugenio Torre, Riflessioni sulla relazione di aiuto, in Quale uomo per quale cura? Argomenti per una clinica etica, a cura di Antonio Filiberti, Franco Angeli Editore, Milano, 2005, cit., p. 50.

 

*Alessandro Franceschini è laureato in Filosofia all’Università Roma Tre, con un Master in Medicina Narrativa all’Università del Piemonte Orientale. È docente di Filosofia Sistematica all’I.S.S.R. de L’Aquila collegato alla Pontificia Università Lateranense.

Real-World Evidence and Real-World Data for Evaluating Drug Safety and Effectiveness


Jacqueline Corrigan-Curay, Leonard Sacks and Janet Woodcock on Jamanetwork

For hundreds of years, the development of new medical treatments relied on “real-world” experience. Discoveries such as citrus fruit curing scurvy described in the 1700s or insulin as a treatment for diabetes in the 1920s long preceded the advent of the modern randomized clinical trial. What these diseases had in common was a reliable method of diagnosis, a predictable clinical course, and a large and obvious effect of the treatment.

In the late 1940s, the medical community began to adopt the use of randomized clinical designs for drug trials.1The recognition that anecdotal reports based on clinical practice observations were often misleading led to the nearly complete replacement of this “real-world evidence” (RWE) approach to evidence generated using the modern clinical trial model. Although moving medical science toward greater scientific rigor, this transformation simultaneously diminished the use (and minimized the value) of evidence generated from practice-based observations. Randomization and blinding became the gold standard for determining the effect of treatment. With strict protocol-specified definition of eligible patients, populations studied began to diverge from patients encountered in clinical practice. Patients with wider ranges of disease severity and age, taking a broader range of concomitant medications, and with more and varying comorbidities were not as well represented in clinical trials. full article

App sanitarie, ecco le preferenze degli italiani

Nell’accesso a servizi e informazioni legate alla salute, gli italiani preferiscono ancora il contatto “fisico” a quello digitale. Eppure, le tecnologie digitali possono giocare un ruolo cruciale per l’empowerment. Ecco le tre leve su cui agire per incrementare l’uso di app e canali digitali

Articolo condiviso da Agenda Digitale

Nell’ambito della Ricerca 2018, l’Osservatorio “Innovazione Digitale in Sanità” della School of Management del Politecnico di Milano ha rilevato il punto di vista dei cittadini tramite una survey, realizzata in collaborazione con Doxapharma, su un panel di 2.030 rispondenti, statisticamente rappresentativo della popolazione italiana. L’obiettivo era comprendere il ruolo giocato dalle tecnologie digitali nell’accesso a servizi e informazioni legate alla salute.

Rispetto alle modalità di accesso del cittadino alle prestazioni sanitarie, nella maggior parte dei casi i cittadini preferiscono ancora accedere ai servizi di persona, soprattutto per quanto riguarda il consulto medico vero e proprio (86%), il pagamento (83%) e il ritiro dei referti(80%). Il telefono risulta il canale privilegiato per la prenotazione delle prestazioni (51%), mentre il canale web viene utilizzato principalmente nelle fasi di accesso alle informazioni su strutture e prestazioni sanitarie (40%) e di ritiro di documenti clinici (21%). I cittadini che non hanno utilizzato canali digitali per accedere ai diversi servizi, escludendo i giovanissimi, dichiarano che la principale barriera è stata la mancanza di affidabilità percepita. La barriera tecnologica, inoltre, risulta ancora rilevante: in media, 3 italiani sui 10 che hanno fatto accesso ai servizi dichiarano di non utilizzare canali digitali perché non si sentono in grado di farlo, soprattutto nella fascia più anziana della popolazione. continua a leggere

MySmartCareTv: la tv al servizio della telemedicina

MySmartCareTv è un’applicazione di telemedicina su smart Tv per monitoraggio e supporto domestico dei pazienti pediatrici affetti da sindrome di Down e Delezione 22. Notevoli i vantaggi per i piccoli pazienti e le famiglie e molti gli sviluppi, ma il progetto è rimasto circoscritto a studio pilota. Ecco di che si tratta

 

Articolo di Lia Alimenti su Agenda Digitale

L’applicazione di soluzioni per la telemedicina e la teleconsultazione ha il potenziale di ridurre fortemente alcuni dei disagi che si associano alla cura dei pazienti pediatrici. I televisori smartv hanno un potenziale inespresso per queste applicazioni.

E’ così che è nato il progetto MySmartCareTv, sviluppato all’interno di un progetto finanziato dalla Regione Lazio e in collaborazione con l’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma.

MySmartCareTv si presenta come una proposta efficace di monitoraggio e supporto domestico per i pazienti pediatrici affetti da due malattie rare (Sindrome di Down e Delezione 22), apportando un miglioramento della qualità della vita dei piccoli pazienti, attraverso un’applicazione di telemedicina basata su Smart Tv. continua a leggere

Al via il bando per il Patients’ Digital Health Awards (#PDHA18): per la prima volta, sono i Pazienti a premiare l’innovazione digitale

È online il bando di concorso della prima edizione del Patients’ Digital Health Awards – I pazienti premiano l’innovazione digitale, promosso dalla Digital Health Academy in collaborazione con circa 40 Associazioni di Pazienti e il supporto incondizionato di Fondazione MSD

 

Il bando è stato pensato per premiare l’ideazione e la realizzazione di progetti di salute digitale che, nell’ottica dei pazienti, possono concorrere a migliorare la qualità di vita di chi vive la malattia in prima persona e dei caregiver e/o a facilitare l’iter assistenziale.

Per la prima volta, sono i Pazienti a essere i veri protagonisti di tutte le fasi del progetto: dall’individuazione dei bisogni alla stesura del bando, fino alla scelta dei criteri di valutazione e all’individuazione dei vincitori.

Il progetto è partito dalla ricognizione degli unmet needs attraverso un questionario online “La Digital Health al servizio dei Pazienti” somministrato dalle Associazioni coinvolte ai propri associati: circa 800 risposte hanno consentito di cogliere il punto di vista dei Pazienti rispetto alle opportunità offerte – concretamente o potenzialmente – dalle tecnologie digitali applicate al mondo della salute; i risultati del questionario hanno rappresentato la base di partenza per la stesura del bando.

I risultati sono stati analizzati e discussi dai rappresentanti delle Associazioni dei Pazienti insieme ad esperti della Digital Health Academy lo scorso 28 giugno a Roma per arrivare a definire obiettivi, destinatari e criteri di valutazione del Premio (qui il reportage video).

Il bando di concorso (https://www.pdha.it/Il-Bando) è applicabile da oggi fino al 25 settembre 2018.

Due le categorie individuate:

  • soluzione ideata e progettata ma che non ha ancora trovato realizzazione o applicazione nella realtà;
  • Soluzione tecnologica che è già stata sviluppata, sperimentata o utilizzata.

Cittadini, startup, organizzazioni pubbliche e private operanti nel campo della ricerca scientifica e della sanità, Fondazioni a carattere scientifico, Enti Universitari pubblici o privati, aziende informatiche e di servizi potranno concorrere al bando presentando le loro progettualità.

La giuria sarà composta dai rappresentanti delle Associazioni dei Pazienti, esperti del patient engagement (Domenica Taruscio, Direttore del Centro Nazionale Malattie Rare, Istituto Superiore di Sanità; Guendalina Graffigna, Coordinatore EngageMinds Hub dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, Direttore Centro Studi Assirm), esperti di Digital Health (Antonietta Pannella e Cristina Cenci della Digital Health Academy).

La votazione avverrà online attraverso una piattaforma dedicata presente sul sito www.pdha.it per arrivare all’individuazione di una short list da discutere in un incontro programmato a chiusura del bando, sino ad arrivare alla premiazione ufficiale con l’assegnazione dei Premi da parte delle Associazioni.

Crediamo molto in questo progetto – dichiara Goffredo Freddi, Direttore della Fondazione MSD. Si tratta di una nuova tappa della nostra Patient Academy, che rinnova, per l’ottavo anno consecutivo, l’impegno della Fondazione MSD a fianco delle Associazioni di Pazienti per rafforzarne il potenziale innovativo e strategico nel sistema salute. Un progetto distintivo non solo per il valore e l’attualità del tema ma soprattutto perché alimentato dalla competenza e dall’entusiasmo di tutte le Associazioni protagoniste”.

Non dobbiamo mai dimenticare – sottolinea Nicoletta Luppi, Presidente e Amministratore Delegato MSD Italia – che la medicina è per le Persone, non per il profitto. A distanza di tanti anni, questa frase pronunciata da George Merck nel 1950 è ancora oggi parte integrante del nostro DNA, nostra continua ispirazione e autentico valore distintivo. Anche e soprattutto quando si parla di nuove tecnologie. Siamo, dunque, orgogliosi che la Fondazione MSD sostenga un progetto di engagement diretto delle Associazioni di Pazienti e delle Persone, riconoscendone appieno il valore nella trasformazione digitale in atto. Una trasformazione che nasce e ritorna alle Persone, mettendole al centro”.

I risultati dell’indagine

Il questionario online “La Digital Health al Servizio dei Pazienti” ha registrato un grande successo: in totale, hanno raccolto l’invito spontaneo a partecipare circa 800 persone. Emerge un quadro di grande interesse verso il tema della salute digitale e un atteggiamento di apertura verso le possibilità che le nuove tecnologie offrono per migliorare la qualità della vita dei Pazienti.

Più della metà degli intervistati (54%) utilizza già le tecnologie digitali per la salute (app, risorse online). E un 40% si dichiara molto favorevole alle tecnologie, indicando come risposta: “Non le uso, ma vorrei usarle”. Gli intervistati sembrano quindi proiettati molto positivamente in un futuro digitale del proprio percorso.

La relazione con il medico è ancora centrata sulla visita in ambulatorio. È infatti molto limitato l’uso della teleriabilitazione (il 79% non l’ha mai utilizzata) e dei consulti medici online (il 46% non li ha mai utilizzati). Emerge, comunque, interesse anche per le nuove modalità di relazione a distanza, anche se non sono prioritarie rispetto ad altre attività.

L’interesse maggiore è associato a prestazioni sanitarie (“molto interessati” il 68%), accesso a informazioni sulle terapie (56%), miglioramento dello stile di vita (56%), accesso e conservazione dei propri documenti clinici (55%). Il 75%, infine, utilizzerebbe tecnologie digitali indossabili come braccialetti e smartwatch per monitorare i propri valori (lo fa già il 14%).

 

SCHEDA

 L’Indagine

La Digital Health al servizio dei Pazienti

 Tecnologie più utilizzate e attività

 

Tra i risultati emersi, la tecnologia digitale più utilizzata su base quotidiana è lo smartphone (87%), a riprova che il cellulare è il dispositivo con penetrazione maggiore in Italia, il “mediatore” che ha abbattuto il digital divide, consentendo anche alle generazioni meno giovani di avvicinarsi a Internet. Seguono il computer (66%) e il tablet (22%).

Chi già utilizza il digitale nel campo della salute, ha indicato di farlo spesso per accedere a informazioni sulle terapie (47%), migliorare lo stile di vita (40%), accedere a informazioni sui centri di cura (35%).

Le attività meno diffuse sono seguire percorsi di teleriabilitazione (79% “mai”), gestire l’assunzione dei farmaci (48%), ricevere un consulto medico (46%).


Fattori associati all’utilizzo del digitale

Le leve che spingerebbero gli intervistati a utilizzare maggiormente le tecnologie digitali sono: utilità (41%), semplicità di utilizzo (29%), più informazioni sulle possibilità che offrono (23%).

Le ragioni del mancato utilizzo, invece, vengono indicate in “non so a cosa servono” (29%), “non voglio fornire dati personali” (24%), “sono inutili” (22%).

Comunicare con il medico

Il contatto umano, non mediato da tool digitali, rimane in questo caso fondamentale, anche se si fanno strada, con dati significativi, dispositivi alternativi al telefono, come l’email e WhatsApp.

I canali utilizzati per comunicare abitualmente con il medico di medicina generale sono la visita in ambulatorio (85%), telefono (59%), email (25%) e WhatsApp (21%).

Per comunicare con il medico specialista, invece, aumenta il tasso delle visite in ambulatorio (90%), seguito da telefono (45%), email (40%) e WhatsApp (28%).


Caratteristiche degli intervistati

La ricerca è stata condotta nel mese di maggio 2018 su base spontanea, con un invito alla compilazione di un questionario online.  Le fasce anagrafiche più rappresentative sono: 48-52 anni e 43-47 anni (16%) e 53-57 anni (15%).

Il 63% è costituito da donne e il 37% da uomini. Il 21% proviene dal Lazio, il 12% dall’Emilia Romagna, l’11% dalla Lombardia. La maggioranza vive in Comuni di grandi dimensioni: 27% sopra i 250mila abitanti, 18% tra i 60 e i 250mila abitanti, 17% tra i 20 e i 60mila abitanti. La maggior parte degli intervistati è costituita da impiegati (35%), pensionati (14%), liberi professionisti (12%) e operai/commessi (10%).

 

Elenco delle Associazioni dei Pazienti Coinvolte nell’Indagine

Accademia Pazienti – EUPATI Italia
ACTO Alleanza contro il Tumore Ovarico
AGD Italia  – Coordinamento tra le Associazioni Italiane Giovani con Diabete
AIDOS
I. NET Vivere la Speranza (Associazione Italiana Tumori Neuroendocrini) Onlus
AIMA
A.I.Ma.Me. Associazione Italiana Malati di Melanoma
ALAMA Associazione Laziale Asma e Malattie Allergiche
ALCASE ITALIA
AMRER Onlus – Associazione Malati Reumatici Emilia Romagna
AMICI ONLUS
A.M.I.C.I. Lazio
Anlaids – Sezione Laziale
ANMAR ONLUS Associazione Nazionale Malati Reumatici
APMAR Onlus
Associazione EpaC Onlus
Associazioni di Persone con diabete Coordinamento del Lazio
Cittadinanzattiva
CSV
Diabete Forum
Diabete Italia Onlus
FAND – Associazione Italiana Diabetici
F.A.V.O – Federazione Italiana delle Associazioni di Volontariato in Oncologia
Federasma e Allergie – Federazione Italiana Pazienti Onlus
Federazione Alzheimer Italia
Gemme Dormienti Onlus
HERA Associazione onlus
IncontraDonna Onlus
L’altra cicogna
LILA
Melanoma Italia Onlus
NADIR
NPS Italia Onlus
PALINURO – PAzienti LIberi da Neoplasie UROteliali
Parent Project Onlus
Plus Onlus, Persone LGBT Sieropositive
Portale Diabete
Salute Donna onlus
Soccorso Clown S.C.S. Onlus
Vivere senza stomaco si può
WALCE Onlus

Mi prescrive una app?

 

Articolo di Anna Romano su Scienza in Rete

Negli ultimi mesi l’FDA, l’ente statunitense che regolamenta i prodotti alimentari e farmaceutici, ha dato la sua approvazione a due app: BlueStar, per la gestione del diabete, e Reset, per il trattamento delle dipendenze da sostanze d’abuso. Quest’ultima, in particolare, ha caratteristiche che la portano a dover essere prescritta, proprio come si fa con un farmaco. Significa che, sebbene chiunque la possa scaricare dallo Store, solo chi ha un codice a barre fornito dal medico può usufruirne. Non solo: è la prima a proporre non tanto una gestione della malattia (come fa ad esempio BlueStar) quanto un trattamento che ha l’obiettivo di modificare il comportamento dei pazienti. E lo fa in digitale, trasferendo su uno smartphone ciò che di norma prevede un rapporto faccia a faccia con il medico. È, in un certo senso, essa stessa una parte del trattamento.

La novità non è di poco conto. Cosa comporteranno “le app in farmacia” per l’efficacia, la sicurezza e – dicamo così – l’umanizzazione delle cure? Lo abbiamo chiesto a Francesco Gabbrielli, responsabile del Centro Nazionale Telemedicina e Nuove Tecniche Assistenziali dell’Istituto Superiore di Sanità. continua a leggere

La rivoluzione digitale in Dermatologia di Myskin

Intervista ad Alessandro Martella ideatore di Myskin

 

 

Myskin nasce grazie alla determinazione di Alessandro Martella che, conseguito il titolo di specialista in Dermatologia, coniuga la professione dei Dermatologo alla sua passione per le nuove tecnologie e in particolare per il web 2.0.

Myskin è la prima piattaforma italiana dedicata alla dermatologia la cui mission è quella di creare una relazione virtuale dermatologo-paziente qualitativamente all’altezza di quella reale.

Myskin Plus, la newsletter, il consulto dermatologico online, il consulto a distanza e Askit sono solo alcuni degli interessanti servizi che offre la piattaforma che è anche uno spazio di discussione online dedicato all’ascolto e al confronto sulle patologie della pelle.

Il Center for Digital Health Humanities, sempre molto attendo alle nuove realtà digitali in ambito salute, ha intervistato Alessandro Martella, ideatore di Myskin, che ha risposto alle nostre 3 domande sul suo percorso d’innovazione con 3 video da 30 secondi nei quali racconta il suo “viaggio digitale”, dalla formazione al lancio del progetto.

A seguire l’intervista completa:

Chi è Alessandro Martella?

 

http://www.centerfordigitalhealthhumanities.com/wp-content/uploads/2018/07/WHO_AlessandroMartella.mp4

 

Cos’è Myskin?

 

http://www.centerfordigitalhealthhumanities.com/wp-content/uploads/2018/07/WHAT-Myskin.mp4

 

Qual è il vantaggio della tua innovazione?

 

http://www.centerfordigitalhealthhumanities.com/wp-content/uploads/2018/07/WHY-Myskin.mp4

 

Per avere maggiori informazioni su Myskin è possibile visitare il sito https://www.myskin.it/

Connessi, multidisciplinari e social: ecco la generazione dei medici millennial

Medici millennial iper-connessi: l’84% passa più di un’ora al giorno on-line e 360 ore all’anno in rete per motivi personali, soprattutto da device mobili. Facebook il social network privilegiato (82%)

 

Comunicato stampa condiviso da Sanofi

Nuove evidenze, nuove tecnologie, nuovi pazienti, nuovi metodi di finanziamento della salute e nuovi mezzi di comunicazione. Al cuore delle profonde trasformazioni che il mondo della salute vive e continuerà a vivere nei prossimi venti anni, c’è la generazione dei medici millennial, una categoria di professionisti che porta in ambito medico tutto il potenziale di cambiamento e adattabilità tipici della loro generazione, allargando i confini e sfidando le convenzioni del settore.

Nell’ambito del progetto “Generation Now – Italian Edition”, è stata presentata in occasione di un evento #MeetSanofi, la prima indagine in Italia dedicata ai millennial della salute, ideata e sviluppata da Havas Life con il partner Ipsos e realizzata con il supporto incondizionato di Sanofi.  La ricerca ha coinvolto un campione di 152 medici con età media di 31 anni, di cui 61% specializzandi e 39% già specializzati con buona distribuzione tra le varie specializzazioni mediche, con lo scopo di identificare attitudini e comportamenti che possano avere un impatto sullo sviluppo della medicina del futuro.

“I medici millenial sono una generazione che non sta ferma, caratterizzata da individui nomadi, non stanziali e altamente connessi. Proprio per questo motivo possiamo definirli come i medici di “ora”, non come quelli di oggi,” spiega Carola Salvato, Chief Executive Officer, Havas Life Milan. “Sono in grado di sfruttare appieno tutta la potenza del mondo digitale e, come tipico della loro generazione, di affrontare con agio i cambiamenti e di approcciarsi con positività a nuove idee e opportunità. I medici millennial hanno, quindi, buone probabilità di intraprendere carriere diversificate, dove la pratica medica si combina con lo sviluppo tecnologico e l’attività imprenditoriale.” 

L’approccio alla professione dei medici millennial, il rapporto con le nuove tecnologie per svolgere al meglio il proprio lavoro e la loro visione della relazione e interazione tra tutti gli interlocutori del settore della salute offrono spunti interessanti anche per le aziende farmaceutiche, affinché modifichino ancora di più la propria offerta di servizi e di strumenti per rispondere alle sfide di salute presenti e future.

“Comprendere la rivoluzione digitale in atto, con tutte le sue possibili applicazioni in ambito salute, rappresenta una sfida importante per tutti i player del settore, aziende e organizzazioni,” dichiara Laura BrunoDirettore Risorse Umane di Sanofi Italia. “I dati presentati oggi confermano che stiamo andando nella giusta direzione con il nostro impegno a fare rete, anche tramite i social media, con la Community dei medici del futuro e con tutti i protagonisti dell’ecosistema della salute. E ci incoraggiano ad andare avanti, nell’ottica di una digital health cha amplifica le possibilità di comunicazione e di scambio di esperienze per migliorare percorsi diagnostici, aderenza alle terapie e qualità di vita dei pazienti”.

Chi sono i medici millennials e perché sono iper-connessi 

Quella dei medici nati negli anni Ottanta e diventati maggiorenni nel nuovo millennio è una generazione iper-connessa, che comprende il digitale e reagisce efficacemente alle sue molteplici evoluzioni e incarnazioni.  L’84% dei rispondenti passa quotidianamente più di un’ora su internet per motivi personali. Naviga prevalentemente attraverso device mobili: il 100% dichiara di fare uso di smartphone, il 90% di un computer portatile, il 70% di tablet, e solo il 41% di computer fisso. I medici millennial sono anche molto presenti sui social media: soltanto il 7% degli intervistati dichiara di non avere alcun profilo social. Facebook è il social network più utilizzato (82%), mentre solo il 41% utilizza Instagram, in leggera controtendenza rispetto alla maggior parte dei loro coetanei. Solo il 37%, infine, utilizza LinkedIn, non avendo spesso ancora maturato piena consapevolezza delle dinamiche del mondo del lavoro.

Le nuove tecnologie per un aggiornamento continuo e maggiore accesso alle informazioni

Iper-connessi e proiettati verso il futuro: cosa significa, dalla loro prospettiva, essere medici in un mondo in cui la medicina, la scienza, la società sono in continua ed estremamente rapida trasformazione? Per i giovani camici bianchi l’informazione deve essere veloce, sintetica e “sexy”. A contraddistinguerli è un utilizzo sempre più pervasivo delle nuove tecnologie, che implica la possibilità di un aggiornamento continuo, una sempre maggiore possibilità di accesso alle informazioni, di confronto e condivisione. Soltanto il 16% del campione evidenzia, nell’auto-rappresentarsi, aspetti negativi nel proprio profilo di medico 2.0. Tra questi, la maggiore complessità dell’attività medica – tra eccessiva burocrazia, de-personalizzazione del rapporto medico-paziente, medicina difensiva e minore fiducia del paziente verso il medico – viene citata dal 13% degli intervistati, mentre la maggiore incertezza sul proprio futuro solo dal 7%.

E cosa pensano delle trasformazioni in atto nei prossimi 15 anni? Secondo loro, il futuro del mondo della salute sarà sempre più guidato dalle evidenze scientifiche (74%) ma integrato al progresso della tecnologia (81%): per la quasi totalità degli intervistati sarà molto importante tenersi aggiornati sugli sviluppi tecnologici e le decisioni di trattamento saranno guidate in maniera sempre crescente dai dati scientifici. La tecnologia, per la quasi totalità dei medici millennial, avrà un ruolo di facilitatore e semplificatore, un alleato nella pratica clinica a vantaggio della presa in carico multidisciplinare del paziente, con un miglioramento delle possibilità di monitoraggio dei dati clinici e l’agevolazione della compliance del paziente. Si andrà sempre di più verso strategie di cura personalizzate in base alle caratteristiche biologiche e di espressione delle patologie di ogni singolo paziente; il 74% pensa, infatti, che l’analisi genetico-molecolare avrà un peso importante nel futuro.

La trasformazione della relazione medico-paziente

I millennial non hanno dubbi: la tecnologia giocherà un ruolo chiave nell’influenzare la relazione tra medico-paziente. Soltanto il 25% pensa, infatti, che il più facile accesso alle informazioni non avrà conseguenze su questa relazione. Tuttavia, i cambiamenti tecnologici non estingueranno il tempo dedicato al dialogo: per la maggior parte dei millennials (76%), soprattutto tra chi non è ancora specializzato (83%), prevale la convinzione che la tecnologia avrà un effetto migliorativo sul rapporto medico-paziente. Dare ai pazienti la possibilità di avere accesso con continuità e ovunque si trovino a contenuti e servizi dedicati porterà a renderli anche degli interlocutori più consapevoli, trasformando il rapporto medico-paziente all’insegna di una migliore interazione.

Contenimento della spesa sanitaria e ruolo delle aziende farmaceutiche

La sfida della sostenibilità si conferma tra i bisogni primari della sanità del futuro, con un forte senso di responsabilità ad essa connesso. Per 9 intervistati su 10, il medico di base rappresenterà uno snodo centrale per limitare gli accessi alle strutture ospedaliere e la spesa per la prevenzione aumenterà in un’ottica di risparmio nel lungo periodo. Per 8 su 10, inoltre, la necessità di contenimento della spesa sanitaria renderà necessario un uso sempre più mirato delle terapie più innovative e indurrà, d’altra parte, le aziende farmaceutiche a dare un contributo importante, offrendo servizi di supporto alle strutture sanitarie. In questo contesto, ci si attende anche un’evoluzione del ruolo delle aziende farmaceutiche, per le quali la quasi totalità dei medici millennial ritiene di restare l’interlocutore privilegiato, attraverso un’interazione sempre più multicanale (98%) e la partecipazione sempre più spesso a eventi da remoto (99%).