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Updated: 29 min 16 sec ago

Big data, si va verso il cloud computing ma manca la sicurezza

Secondo alcune ricerche compiute da Deloitte a TrapX, il 94% dei 5600 ospedali americani è stato soggetto ad attacchi dei pirati informatici. Obiettivo principale il cloud dei dati sanitari. Anche da Genova, in occasione del XVII Convegno dell’Associazione Italiana Ingegneri Clinici, viene lanciato l’allarme contro i crimini informatici

 

Articolo di AboutPharma

Il futuro dell’immagazzinamento dei big data è il cloud, considerato molto più sicuro dei normali server di storage attualmente in uso in molte aziende (ospedaliere e non solo). Ma il tema della sicurezza è cruciale e c’è chi mette in guardia. “Mentre avanza ‘the internet of things’ (IoT) e la quantità di oggetti comuni connessi cresce quotidianamente, aumentano anche esponenzialmente il numero di apparati in chiaro che dall’interno di un ospedale possono inviare dati sensibili. Questi dati sono allo stato attuale ancora senza protezioni e quindi disponibili al furto da parte di chi possa farne un uso criminale”, ha dichiarato Antonio Cisternino, ricercatore in informatica biomedica all’Università di Pisa da Genova in occasione del XVII Convegno dell’Associazione Italiana Ingegneri Clinici. continua a leggere

I medici internisti italiani hanno fame di digitale

Il 76% dei medici internisti italiani consulta referti e immagini in formato digitale, il 47% gestisce le informazioni degli assistiti su data base, il 52% comunica con i pazienti anche grazie a Whatsapp.

Michele Ciervo, Cittadini di Twitter

Sono alcuni dati emersi dalla ricerca “L’innovazione digitale per i medici di medicina interna”, condotta dall’Osservatorio innovazione digitale in sanità della School of Management del Politecnico di Milano.

Lo studio ha elaborato le risposte di un campione di 229 medici di medicina interna rappresentativo della situazione nazionale in termini di area geografica, fascia di età e tipologia delle strutture di appartenenza.

Dallo studio viene fuori che tanti medici che non utilizzano ancora strumenti digitali sono comunque interessati a mettere da parte l’analogico. Ma barriere di tipo economico, pochi investimenti, e la scarsa conoscenza di questi applicativi lo impediscono. Il 73% vede nell’insufficienza di fondi il limite maggiore all’uso di applicazioni, seguono con il 47% la limitata conoscenza delle loro potenzialità e con il 43% la scarsa cultura digitale. continua a leggere

 

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