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Updated: 1 hour 15 min ago

Mestruazioni, salute narrativa e telemedicina

Articolo di Cristina Cenci su Nòva – Il Sole 24 Ore

 

In un evento molto interessante sulle mestruazioni curato da Adriana Bazzi per Il Tempo delle donne 2017, la ginecologa Alessandra Graziottin fa notare l’importanza del monitoraggio del ciclo mestruale, per individuare in modo tempestivo eventuali cambiamenti associati a patologie non diagnosticate.

Non troppo diversamente da prima, oggi le donne continuano a vergognarsi delle mestruazioni,  un sangue ambivalente, portatore di un messaggio di vita (il potenziale riproduttivo), ma anche di morte (lo ‘scarto’ che viene espulso). Difficilmente ci sentiremmo a nostro agio con un assorbente in mano in un luogo pubblico e c’è ancora chi teme che lavarsi i capelli possa fare male. La ricorrenza del tabù, fa perdere di vista che oggi l’impatto delle mestruazioni sulla salute della donna è diverso rispetto al passato, in relazione a tre fattori chiave interrelati: l’anticipazione della prima mestruazione, lo spostamento della prima gravidanza a dopo i 30 anni e la riduzione del numero di figli. In pratica, è sempre più frequente avere le prime mestruazioni a 10, 11 anni e concepire il primo e unico figlio a 32. Il risultato è che sanguiniamo molto di più delle nostre nonne o bisnonne, che interrompevano il “marchese” per lunghi periodi, in connessione a gravidanze ripetute e allattamento. Nonostante o forse proprio a causa di questa onnipresenza delle mestruazioni, non solo le nascondiamo al pubblico sguardo, ma tendiamo a normalizzarle il più possibile anche con noi stesse.  Ce ne occupiamo per minimizzarne l’interferenza nelle nostre attività quotidiane, per bearci di non avere una gravidanza non voluta, oppure per preoccuparci quando vogliamo un figlio. Eppure, ricorda Graziottin, un diario della regolarità, della durata, della quantità e degli eventi concomitanti (stanchezza, dolori forti, ecc.), potrebbe essere molto utile per intercettare  eventuali problemi che, dopo 10 anni, possono poi diventate un ostacolo al desiderio di un figlio.

Molti sostengono che sempre di più in futuro andremo dal medico non per curare una malattia ma per evitare che ci venga. Non mi piace molto medicalizzare il mio stile di vita a scopo preventivo. Mi sembra che troppo spesso la ‘ragione medica’ sia il vero agente moralizzatore della contemporaneità. Nello stesso tempo, sempre di più emergono evidenze sull’importanza dei fattori di rischio e delle abitudini quotidiane. La prevenzione viene però declinata come una mappa standardizzata di comportamenti raccomandati, invece che come un progetto personalizzato. Stefania Polvani, nel suo bel libro “Cura alle stelle”, sceglie di parlare di salute narrativa e non solo di medicina narrativa. La salute narrativa nasce non dall’adozione di schemi di comportamento raccomandati e uguali per tutti, ma da una relazione di “complicità con il medico, che facilita la personalizzazione delle risorse di salute a disposizione. Pensiamo a una ragazza di 18 anni che ha avuto le mestruazioni a 11, non usa contraccettivi orali, ha mestruazioni che diventano molto abbondanti e crede che sia un segno della sua fertilità, per poi scoprire qualche anno dopo che ha un fibroma. Avrebbe potuto risparmiare pacchi di assorbenti e l’ansia costante di sporcarsi, se fosse un po’ più diffusa e accessibile l’abitudine di parlare con un ginecologo, non solo perché si ha un problema o si vuole evitare o avere un figlio, ma anche per progettare la propria salute genitale e riproduttiva. E questo non solo secondo procedure standardizzate e manuali informativi, ma soprattutto attraverso una relazione finalizzata a un progetto di salute narrativa condiviso.

Ma chi dovrebbe farlo? Con quali risorse e quale tempo? Le strutture sanitarie faticano a garantire i livelli essenziali di assistenza, non hanno risorse sufficienti in patologie come i tumori e si mettono a praticare la salute narrativa? Le nuove tecnologie digitali possono essere un facilitatore. Si pensa alla telemedicina prevalentemente per la gestione delle patologie croniche, potrebbe essere uno strumento molto efficace anche per introdurre la cultura della salute narrativa.

In assenza di una malattia e di sintomi chiaramente identificati, la relazione può prescindere dall’incontro fisico e potrebbe trarre beneficio, al contrario, dall’uso della televisita. Ad esempio, in area ginecologica, la telemedicina potrebbe ampliare la portata e l’impatto dei consultori, che diventerebbero accessibili anche a chi vive in un’area interna. In ogni caso, una relazione in videochat è più rapida sia per il curante che per la persona. Se poi parliamo di progetti di salute e non di cura delle malattie, la costruzione di un setting relazionale a distanza, meno medicalizzato, potrebbe facilitare, più che disturbare.

In molte situazioni di salute, l’incontro faccia a faccia, oltre a sottrarre più tempo a medico e persona, aumenta la percezione di medicalizzazione dei comportamenti quotidiani. Pensiamo alla gravidanza, sempre di più trattata con gli strumenti, gli spazi e il setting relazionale della malattia. Più che inventarsi il parto in acqua per recuperare una presunta naturalità, meglio sarebbe ridurre il più possibile le visite ginecologiche, gestendole con brevi colloqui in videochat, più finalizzati a rassicurare e a orientare la dieta e le attività, che non a un intervento clinico in senso stretto. Certamente i dati dell’Osservatorio Innovazione Digitale Sanità non sono confortanti.

Come sottolinea il Rapporto 2017:” Le soluzioni di Telemedicina maggiormente diffuse nelle strutture sanitarie sono quelle di Teleconsulto tra strutture ospedaliere o i dipartimenti: per un’azienda su tre sono presenti ormai a regime. Soluzioni più avanzate, come la Tele-riabilitazione e la Tele-assistenza, sono per ora confinate a sperimentazioni – pari rispettivamente al 10% e all’8% delle aziende – che faticano ad andare a regime principalmente a causa dell’assenza di tariffe dedicate”.

Non riuscire a dare un prezzo alla telemedicina, significa non riuscire ancora a riconoscerne il valore. Il ritardo si può compensare, introducendo da subito modalità innovative di utilizzare la relazione a distanza, come la progettazione di un percorso di salute. Partiamo in ritardo, cerchiamo almeno di introdurre da subito modelli diversi. Ognuno di noi ha molte risorse a disposizione per generare salute, la telemedicina può forse aiutare a valorizzarle.

 

More than Pink: emersione, sviluppo e diffusione di progetti innovativi per la salute della donna

More than Pink intende favorire l’emersione, lo sviluppo e la diffusione di progetti e pratiche innovative della tutela della salute della donna, con particolare riferimento a tre ambiti: welfare aziendale, educazione e innovazioni

Digital Health Italia

 

Il Premio More than Pink è un progetto pluriennale della Susan G. Komen Italia e dell’Associazione ItaliaCamp, in collaborazione con il Polo di Scienze della Salute della Donna e del Bambino della Fondazione Policlinico Universitario A. Gemelli di Roma, che promuove l’emersione, lo sviluppo e la valorizzazione di progettualità e pratiche innovative nell’ambito della salute della donna.

Il progetto è patrocinato dal Ministero della Salute e dall’Istituto Superiore di Sanità. Tra i soggetti che hanno deciso di sostenere il Premio More than Pink ci sono Invitalia Ventures e Cisco, partner finanziatori del progetto, nonché Fondazione a Misura di Donna e Confcommercio Alessandria che hanno scelto di collaborare alla realizzazione del premio attraverso la messa a disposizione di beni e servizi di tutoraggio e mentoring. continua a leggere

Il Tempo delle Donne: idee, passioni e storie alla Triennale di Milano

Dopo il lavoro, la maternità (e la paternità), il sesso & l’amore, quest’anno Il Tempo delle Donne parla anche di uomini.

Misurare la comunicazione

Punto di partenza dell’inchiesta “Uomini i segni del cambiamento” è stata la ricerca “Il tempo degli uomini”,  la survey realizzata da Eikon Strategic Consulting che fotografa i nuovi uomini impegnati in un «salto», che non è ancora completato. Gli uomini infatti stanno cambiando, ridefinendo le proprie priorità. Secondo quanto emerge dalla ricerca il nuovo uomo fa i conti con il passato, la crisi economica, le insicurezze, le solitudini. Ritiene la famiglia più importante della carriera e la propria partner la sua migliore confidente.

L’antropologa Cristina Cenci, tra gli autori della ricerca, si occuperà, in occasione de Il Tempo delle Donnedi uno di quei temi considerati ancora “proibiti”: le mestruazioni, un orologio che scandisce la vita delle donne, accomunate da un ciclo che si ripete ogni 28 giorni circa. Se ne discuterà nell’intervento  “Quei giorni» da vivere senza tabù – sì, le mestruazioni: tra medicina, cultura e satira”. Parlare di mestruazioni, al di fuori degli ambulatori medici, non solo è una conquista sociale, ma può aiutare la donna a salvaguardare la propria salute e a riconoscere disturbi, magari sottovalutati anche dai medici, come illustrerà la ginecologa e sessuologa Alessandra Graziottin. La satira sdogana le mestruazioni, da secoli un tabù nelle più svariate società, come racconterà l’antropologa Cristina Cenci , mentre Cinzia Leone ci farà immaginare come sarebbe il mondo se anche gli uomini avessero le mestruazioni. continua a leggere

La necessità della trasformazione digitale per le imprese del farmaco

L’innovazione digitale è stata una parte importante del discorso della Relazione del Presidente Massimo Scaccabarozzi esposta durante l’Assemblea Pubblica di Farmindustria dello scorso giugno.

 

Articolo di Dino Biselli, Digital Health Italia

La digital transformation sta acquisendo un’importanza sempre maggiore nelle strategie perseguite dalle aziende farmaceutiche. Infatti, un forte segnale in questo senso, oltre alle numerose pubblicazioni che si sono avvicendate su questo argomento negli ultimi anni, è offerto dalla Relazione del Presidente di Farmindustria, il Dottor Massimo Scaccabarozzi, in occasione dell’Assemblea Pubblica che ha avuto luogo lo scorso mese di giugno a Roma.

La rilevanza del digitale e dell’innovazione tecnologica nell’ambito dell’industria farmaceutica è testimoniata dal rilievo che il Presidente Scaccabarozzi ha dedicato a questi argomenti, facendo notare come già oggi gli investimenti a livello nel settore digitale per la salute raggiungono la ragguardevole cifra di 6,5 miliardi di Euro.

Altro numero impressionante è la quantità di dati relativi alla salute che vengono generati nel mondo ogni giorno: 2,5 exabyte. Ma questo numero crescerà ancora in quanto

«Il genoma di una persona occupa 4 gigabyte di memoria, figuriamoci oggi che “macchine” e sistemi potentissimi servirebbero per processare i dati dei 60 milioni di italiani.»

Ciò significa che i dirigenti delle industrie farmaceutiche hanno ben chiaro, almeno in linea generale, quali sono e saranno le implicazioni che la rivoluzione digitale sta imponendo loro di affrontare. Tuttavia, questa sfida per l’intera industry non deve essere solamente interpretata come una fonte di nuovi problemi, ma al contrario come occasione per cogliere nuove opportunità. continua a leggere

 

Dieci tecnologie emergenti destinate a trasformare, nei prossimi anni, la vita delle persone

Anche per il 2017 il World Economic Forum (WEC) stila l’elenco delle innovazioni che nell’arco dei prossimi 3-5 anni potrebbero cambiare radicalmente la quotidianità della popolazione mondiale. Due le novità che interessano il comparto salute.

 

Articolo di Daniela Russo, Digital Health Italia

 

Dieci innovazioni per migliorare la nostra vita

Dalla salute all’ambiente, passando per le tecnologie destinate a migliore il volto dell’industria. Nell’elenco stilato dall’Expert Network del WEC e dai Global Future Councils, in collaborazione con Scientific American e il suo Board of Advisors, non manca nulla.

“Le nuove tecnologie – commenta Murat Sönmez, capo del Centro per l’Industria 4.0 e membro del Managing Board del WEC – stanno ridisegnando l’industria, sfumando i confini tradizionali e creando nuove opportunità su livelli mai visti prima.  Le istituzioni pubbliche e private devono sviluppare le giuste politiche, i protocolli e le collaborazioni per consentire a queste innovazioni di favorire lo sviluppo di un mondo migliore”

Biopsia liquida e vaccini genetici: il futuro della medicina

Nell’elenco spiccano due innovazioni legate alla medicina. Tra le tecnologie destinate a trasformare il mondo della salute ci sono la biopsia liquida e i vaccini genetici. Due strumenti da tempo al centro dell’attenzione della comunità scientifica internazionale per le possibilità che possono aprire e che sembrano destinati a registrare un vero e proprio boom nei prossimi anni. continua a leggere

Infertilità maschile: perché è ancora un tabù?

Il numero di spermatozoi in Occidente si è dimezzato. La colpa, certo, è di inquinamento, dieta, malattie. Ma se ci fossero anche ragioni “culturali” che spingono gli uomini a preoccuparsi troppo del sesso e poco della salute?

Articolo di Flora Casalinuovodonnamoderna.com

 

La difficoltà a diventare padri viene rimossa

Tutto si complica davanti alla procreazione. E non parliamo per forza di infertilità, ma di piccoli problemi o tempi più lunghi per diventare padre.

«Questo è il tabù dei tabù» dice l’antropologa Cristina Cenci, fondatrice del Center for Digital Health Humanities, l’osservatorio sui cambiamenti nel mondo della salute generati dalle nuove tecnologie. «Ho lanciato sul web il progetto Parolefertili (parolefertili.it, ndr), invitando le coppie in cerca di un figlio a raccontarsi. Gli uomini che hanno confessato le loro esperienze sono rari: si sentono impotenti, perché il loro sperma non è più seme creatore. Spesso ricacciano indietro il desiderio di un figlio e si chiudono nel silenzio, quasi a riaffermare un potere maschile più forte del fallimento. Oppure si concentrano sulla carriera, come se la superproduttività lavorativa compensasse l’improduttività procreativa. Sono entrambe reazioni che fanno capire come nel 2017 il maschio sia ancora prigioniero di stereotipi che credevamo, e speravamo, superati». continua a leggere

Il miracolo della vita e la digital health: tutte le app per la gravidanza e il concepimento

La digital health a supporto di madre natura: le soluzioni digitali per il concepimento e la gravidanza

 

Articolo di Sara Scarpinati su Digital Health Italia

Avere un figlio è probabilmente l’espressione più significativa (e prodigiosa) della natura umana. Il miracolo della vita: due cellule che si incontrano e generano una nuova vita. Ma non sempre il percorso per la genitorialità è semplice, a volte è tutto in salita e la digital health può davvero supportare i futuri genitori nel loro cammino, tantissime sono le soluzioni per aiutare la coppia nel concepimento e le app per la gravidanza.

Concepire un figlio

Di tutte le fasi della genitorialità, il concepimento di un figlio sembra essere la più facile da superare. O almeno sembra sia così.
In effetti, l’esperienza cambia da donna in donna. E il web è prodigo di consigli per aumentare la fertilità: smettere di bere il caffè, fare sesso durante le notti di luna piena, bere acqua in ebollizione con una zolletta di zucchero e 2 cucchiai di lavanda secca… e potrei continuare all’infinito.
Un approccio più conservativo – e sicuramente più efficace – è quello di monitorare i giorni di ovulazione. E le tecnologie digitali vengono in supporto alle donne con diverse soluzioni. continua a leggere

Digitale e welfare, il futuro della sanità a S@lute 2017

Il 20 e il 21 settembre a Roma la terza edizione del Forum dell’Innovazione per la Salute, promosso da FPA e Allea. Restano aperte fino al 10 agosto le candidature al Premio Innova S@lute

Cor.Com

Biotecnologie, terapie personalizzate, medicina di precisione, big data, privacy, servizi on line e canali social: queste alcune delle tematiche che stanno disegnando la sanità del futuro. Una sanità che deve rispondere a nuove domande di assistenza e che, per farlo, può e deve trovare un valido alleato nella ricerca e nell’innovazione tecnologica, ma anche nell’adozione di nuovi modelli assistenziali. Di tutto questo si parlerà a S@lute, il Forum dell’Innovazione per la Salute promosso da FPA e Allea, giunto alla terza edizione, che si terrà presso il Centro Congressi Roma Eventi, il 20 e 21 settembre prossimi, con la collaborazione di Paolo Colli Franzone alla direzione scientifica dell’area Digital.

Il programma, in continuo aggiornamento, si può consultare sul sito della manifestazione da cui è possibile anche iscriversi agli appuntamenti che sono tutti gratuiti e ai quali parteciperanno, tra gli altri, Dirigenti e Direttori generali di importanti enti e istituzioni, nonché studiosi di fama mondiale. continua a leggere

La via estone alla Digital Health Society

Dalla Presidenza estone del Consiglio Europeo una roadmap per realizzare una Digital Health Society europea

Articolo di Luigi Pavia, Digital Health Italia

Dal 1 luglio 2017 fino alla fine dell’anno, sarà l’Estonia a presiedere il Consiglio Europeo. Una delle priorità definite dal Governo estone per il Programma di Presidenza consiste nello sviluppo del Digital Single Market (DSM) e della Digital Economy in Europa, al fine di garantire maggiori servizi e benefici ai cittadini europei. Il “quinto diritto”, corrispondente alla libera circolazione dei dati (accanto a quello delle persone, dei servizi, dei prodotti e dei capitali), rappresenta una sfida importante per l’implementazione di un mercato unico digitale in Europa. La salute e i servizi assistenziali, al pari, vivono una profonda transizione verso una trasformazione digitale e la Presidenza estone mira a dettarne il passo.

Un manifesto per la Digital Health Society

A tale scopo, il Ministero estone per gli Affari Sociali ha nominato l’European Connected Health Alliance (ECHAlliance) come partner internazionale strategico per lo sviluppo di un piano dedicato alla Digital Health Society (DSH) e per la creazione di un vero e proprio ecosistema, popolato dai principali stakeholder europei: policy-maker, cittadini, operatori sanitari, scienziati, aziende e contribuenti. Quest’ampia compagine di portatori di interesse (più di 100 organizzazioni) sta lavorando su un manifesto che delineerà le sfide contemporanee da affrontare per la realizzazione di un sistema di salute digitale all’altezza delle aspirazioni della società civile europea, tracciando percorsi e proponendo iniziative per ogni categoria di stakeholder. continua a leggere

 

Quando la visita medica diventa “virtuale”

Il 97% delle volte una visita medica coinvolge: il paziente, il suo carer e il medico. Domani potrebbe coinvolgere infermieri, nutrizionisti, farmacisti, operatori sociali, terapeuti… in una realtà tutta virtuale. Grazie alle nuove tecnologie, infatti, i medici potranno collegarsi con i loro pazienti senza limiti di tempo e spazio.

di Sara Scarpinati, Digital Health Italia

Scambio di dati

La visita medica di domani includerà lo scambio di dati sulla propria salute in tempo reale, tra cui la pressione sanguigna, i livelli di glucosio, attività fisica, la dieta e le metriche di coinvolgimento sociale. I pazienti controlleranno i dati da nuovi sensori e li condivideranno con i propri medici.

Un medical selfie

Le visite avverranno in remoto. I wearables, alcuni già approvati dalla FDA americana, consentiranno di eseguire esami fisici, inclusi quelli relativi ai segni vitali, il battito del cuore e la visualizzazione degli eventuali problemi uditivi, il tutto con una maggiore trasparenza che consentirà ai medici di fare delle diagnosi più accurate e ai pazienti di essere curati per tempo. continua a leggere

Una guida alle iniziative per il Patient Engagement

Le iniziative che mirano a coinvolgere i pazienti nell’impresa scientifica orientata alla cura stanno, per fortuna, aumentando e vanno dalla formazione dei pazienti alla loro partecipazione nel disegno degli studi o nella valutazione dei farmaci.

di Science Compass

È oggi opinione comune, tra gli addetti ai lavori, che un coinvolgimento efficace dei pazienti sia necessario per realizzare terapie migliori.

I pazienti possono aiutare a sviluppare terapie innovative che abbiano un impatto rilevante sulla qualità della vita di chi vi accede, e a rendere più efficienti tutte le fasi del percorso, dalla progettazione allo sviluppo al dialogo con le istituzioni sanitarie alla farmacovigilanza.

Tutto ciò grazie a quello che chiamiamo “patient engagement”.

Storicamente il patient engagement è emerso come spinta dal basso, grazie all’azione dei pazienti stessi che, tramite singole associazioni di malattia o organizzazioni dedite all’advocacy per comunità più ampie, hanno promosso l’adozione di un approccio centrato in modo più forte sul pazientecontinua a leggere

Pazienti e sviluppo di terapie: 6 modi di partecipare

Sei motivi per cui il patient engagement nello sviluppo del farmaco non è solo giusto, ma anche utile

 

Science Compass 

Qual è il contributo unico che i pazienti possono portare ai processi di ricerca e sviluppo finalizzati alla produzione di terapie? Una risposta arriva dal diagramma intitolato “Patient engagement across the research and development continuum”.

Questo schema riepiloga i risultati dell’analisi svolta dalla Clinical Trials Transformation Initiative (CTTI), un centro studi finanziato tramite grant dall’agenzia del farmaco statunitense (FDA) e ospitato dalla Duke University. Il CTTI lavora per promuovere una ricerca che oltre a essere eccellente ed efficace nella produzione di terapie, ponga al centro il paziente. Infatti, uno dei valori guida è il concetto di paziente coinvolto come partner alla pari in tutte le fasi del processo di ricerca e sviluppo.

Le azioni con cui la comunità dei pazienti può contribuire al processo di sviluppo del farmaco sono rappresentate nel diagramma lungo tutti i passaggi che vanno dalla ricerca di base fino alla registrazione e distribuzione del farmaco e poi alla farmacovigilanza.

Guardando il processo in questa prospettiva, ci si rende conto che si tratta di un valore aggiunto che i solo i pazienti possono portare in dote nella collaborazione con ricerca e industria, proprio da partner alla pari come spesso auspicato.

In sintesi, possiamo parlare di 6 tipologie di contributo. Vediamole. continua a leggere

Sanità digitale: ecco le priorità da seguire per la formazione dei professionisti

Atti di indirizzo, valutazioni intelligenti, programmi, moduli integrati. Gregorio Cosentino, presidente dell’Associazione scientifica per la sanità digitale (Assd), traccia una possibile roadmap per formare i nuovi esperti di e-health

di Gregorio Cosentino – presidente Associazione scientifica per la sanità digitale (Assd)

AboutPharma

Come rilevato nel 2016 dall’Osservatorio permanente competenze digitali in sanità, quando si indaga specificatamente la finalità più importante della digitalizzazione in ambito sanitario, il risultato è davvero confortante: sta crescendo, finalmente, la consapevolezza del fondamentale impiego del digitale nel processo di “diagnosi e cura”, rispetto a ciò che da tempo è radicato, ovvero per utilità gestionali (amministrative e organizzative) o formative.

D’altronde, l’invecchiamento della popolazione, e il conseguente aumento delle persone fragili con numerose patologie croniche, la necessità di ridurre i costi in un contesto generalizzato di spending review, e la sempre maggiore disponibilità di tecnologie e dispositivi medici sempre più avanzati, stanno spingendo i medici, gli infermieri e le altre professioni sanitarie a utilizzare soluzioni innovative per fornire le cure ai loro pazienti.

La formazione

Le professioni sanitarie hanno confermato che la formazione in ambito digitale è considerata alla pari della formazione di altre competenze nonché fortemente correlata alle esigenze individuali, come giustamente deve essere la formazione. Rappresenta il processo più delicato per la costituzione di un bravo professionista, non solo rispondente a un profilo giuridico ma anche deontologico e tecnico. Aver affiancato la formazione digitale alle altre competenze tecnico-professionali rappresenta un importante salto di qualità da parte del mondo sanitario nel panorama del processo di abilitazione e competenza professionale. Purtroppo la formazione e l’aggiornamento continuo sulle competenze digitali in sanità hanno una distribuzione non sempre omogenea nelle nostre università e nelle aziende sanitarie o Ircss. Per tali motivi occorrono atti d’indirizzo nazionali(conferenza Stato-Regioni, ministero della Salute, Miur) vincolanti e verificabili sui progetti formativi dedicati al personale socio-sanitario, che devono interessare anche l’obbligo formativo Ecm, che nel dossier formativo del professionista della salute deve prevedere una parte obbligatoria relativa alla sanità digitale. E nella valutazione della performance delle direzioni generali andrebbe introdotto l’indicatore del grado di digitalizzazione delle strutture ospedaliere, universitarie e di ricerca e il grado di soddisfazione e di miglioramento della fruizione delle prestazioni socio-sanitarie che il cittadino-utente ha percepito con gli strumenti e soluzioni e-health adottate. È opinione comune che la sanità digitale si sviluppi anche con un programma strutturato di formazione a tutti i livelli, riconfermando i fabbisogni formativi e di aggiornamento che il sistema universitario e aziendale non ha soddisfatto.È quindi necessario sviluppare un programma che rapidamente promuova la cultura della sanità elettronica, con programmi di formazione specifici sia nell’ambito del corso di studi universitari e master universitari, sia all’interno dell’Educazione continua in medicina (Ecm). I corsi dovranno prevedere lo sviluppo di moduli integrati dove sono approfonditi gli aspetti non soltanto tecnologici, ma anche di appropriatezza della cura, organizzativi, sociali e psicologici connessi all’utilizzo delle tecnologie Ict nei processi di cura, diagnosi, prevenzione e telemonitoraggio, permettendo al personale tecnico e sanitario di acquisire conoscenze e competenze indispensabili per rendere più efficace ed efficiente la sanità italiana, e per formare nuove professionalità da impiegare nel campo della sanità digitale. In questo modo si raggiungerà il duplice effetto di creare un terreno adatto allo sviluppo della digital health e di formare professionisti che potranno trovare nuova occupazione in tale ambito. Così operando ne trarranno giovamento l’attività del professionista, del sistema salute e soprattutto il destinatario dell’azione di cura: il cliente/paziente/utente. continua a leggere

Come il digitale cambia il rapporto medico paziente

Come emerge anche dal Piano triennale Agid, le tecnologie IoT – app, sensori o dispositivi dotati di software per attività di diagnosi, prevenzione, controllo, terapia o cura di una malattia – hanno un importante potenziale di innovazione per la sanità. Emergono tre nuove intelligenze

 

Articolo di Roberto Bellini su AgendaDigitale

Il fattore moda tocca una ennesima tecnologia: quella dell’Internet delle cose (IoT-Internet of Things). Sia la dizione inglese che la traduzione italiana generano nei non addetti ai lavori molti dubbi sul cosa sia e a cosa possa servire: riguarda applicazioni di connettività di oggetti materiali? Sostituisce o assorbe il “normale” uso di Internet che permette alle persone di comunicare fra di loro?  E comunque cosa c’entrano gli animali? E figuriamoci se associamo questa tecnologia ai servizi sanitari.

Proviamo a fornire una indicazione sul possibile uso delle IoT prendendo spunto da quanto delineato nel Patto per la Sanità Digitale e nel recentissimo Piano Triennale dell’Agenzia Digitale. Il Fascicolo Sanitario Elettronico (FSE) viene indicato esplicitamente nel Piano Triennale come uno dei componenti di innovazione nel’Ecosistema della sanità digitale, mentre il Patto introduce i servizi per la continuità assistenziale ospedale-territorio. continua a leggere

How Figure 1, The “Instagram For Doctors” App, Plans To Introduce AI

A new feature will use machine learning to analyze medical data, starting with electrocardiograms

Steven MelendezFast Company

Figure 1 has made a name for itself as a social network that lets medical professionals discuss photos of patient conditions with colleagues around the world.

“They can learn in real time from other people experiencing and seeing cases,” says Dr. Joshua Landy, a practicing physician and cofounder of Figure 1. “If you’re seeing a case, you can take a picture of it, you can describe it and ask for help, and you can even page a specialist.”

Now, the Toronto company sometimes referred to as the “Instagram for doctors” plans to introduce artificial intelligence into the mix, starting with a feature to turn photos of electrocardiograms into digital data. The company is planning to formally announce the feature later this month at the International Congress on Electrocardiology in Portland. At first, experts will be able to weigh in on the meaning of the measurements, but in the future more advanced machine learning systems may be able to provide their own insight into what particular readings mean.

Electrocardiograms translate electrical impulses in the heart into line graphs that doctors can read to diagnose patients. While they’re naturally useful in checking for heart attacks and other cardiac issues, experts can sometimes also spot other conditions in ECG readings, from pneumonia to Parkinson’s disease, Landy explains. And the readings, often considered a vital sign on par with body temperature, blood pressure, and pulse rate, are standardized enough to be a natural target for digital processing.

“They are almost perfect fodder for computer vision and machine learning,” Landy says. “They’re self-similar, they’re stereotypic, they’re immediately recognizable by an algorithm.” full article

La centralità di pazienti e medici nell’era della digital health

Quando si parla di trasformazione digitale si fa fatica spesso a capire che si tratta di un processo complesso

 

Articolo Giovanna D’Urso su Digital Health Italia

Ridisegnare i modelli di business e le catene del valore, ripensare alle modalità di accesso ai mercati, riscrivere i flussi di interazione con i clienti: sono solo alcune delle sfide che le imprese di ogni settore devono affrontare per convertirsi al digitale rapidamente e in modo efficace. Nel settore salute, più che in altri settori, l’innovazione digitale sta facilitando e rafforzando i processi di disintermediazione che incidono fortemente sia sul rapporto medico-paziente sia su quello tra medici e aziende farmaceutiche. Gli strumenti digitali infatti consentono ai pazienti di cercare informazioni o monitorare il proprio stato di salute in autonomia, mentre aiutano i medici ad aggiornarsi professionalmente o di avere una relazione più diretta con i pazienti stessi. Questi esempi dimostrano che nell’era della digital health pazienti e medici sono al centro delle attività di comunicazione nelle diverse fasi di prevenzione, diagnosi e cura. Di questi scenari si è discusso lo scorso 18 Maggio in occasione della seconda edizione del convegno Digital Health organizzato da GfK Italia e intitolato ʺL’efficacia delle strategie Multichannel e la Patient Centricity”. continua a leggere

Data Sharing Statements for Clinical Trials

A Requirement of the International Committee of Medical Journal Editors

 

Darren B. Taichman, Peush Sahni, Anja Pinborg su The JAMA Network

The International Committee of Medical Journal Editors (ICMJE) believes there is an ethical obligation to responsibly share data generated by interventional clinical trials because trial participants have put themselves at risk. In January 2016 we published a proposal aimed at helping to create an environment in which the sharing of deidentified individual participant data becomes the norm. In response to our request for feedback we received many comments from individuals and groups. Some applauded the proposal while others expressed disappointment it did not more quickly create a commitment to data sharing. Many raised valid concerns regarding the feasibility of the proposed requirements, the necessary resources, the real or perceived risks to trial participants, and the need to protect the interests of patients and researchers.

It is encouraging that data sharing is already occurring in some settings. Over the past year, however, we have learned that the challenges are substantial and the requisite mechanisms are not in place to mandate universal data sharing at this time. Although many issues must be addressed for data sharing to become the norm, we remain committed to this goal. full article

E-health a 1,27 mld, medici e cittadini in corsa verso il digitale, ma l’Ssn stenta

L’indagine del Politecnico di Milano

 

Articolo condiviso da Il Sole 24 Ore – Sanità

L’innovazione digitale nella Sanità italiana avanza a rilento e, dopo un 2015 sostanzialmente stabile, nel 2016 fa registrare un leggero calo degli investimenti. Per la digitalizzazione della Sanità italiana l’anno scorso sono stati spesi complessivamente 1,27 miliardi (1,1% della spesa sanitaria pubblica, 21 euro per abitante), con una contrazione del 5% rispetto al 2015 (1,34 miliardi, pari all’1,2% della spesa sanitaria pubblica, circa 22 euro per abitante). Sono alcuni dei risultati della Ricerca dell’Osservatorio Innovazione Digitale in Sanità della School of Management del Politecnico di Milano (www.osservatori.net ), presentata questa mattina a Milano al convegno “La Sanità alla rincorsa del cittadino digitale”.

Nel dettaglio, 870 milioni di euro sono stati spesi dalle strutture sanitarie (-6%), 310 milioni direttamente dalle Regioni (-3%), 72 milioni dagli oltre 47mila medici di medicina generale (1.538 euro per medico, con un aumento del 3% rispetto al 2015) e 16,6 milioni direttamente dal ministero della Salute (-8%). La spesa complessiva dell’Italia per la Sanità resta lontana dagli standard dei Paesi europei avanzati e la contrazione conferma quanto i ritardi normativi, la mancanza di risorse inizialmente “promesse” nel Patto per la Sanità digitale e l’incertezza dovuta alle riforme sanitarie in atto in molte Regioni abbiano bloccato nuovi progetti. continua a leggere