You are here

Latest News - Center for Digital Health Humanities

Subscribe to Latest News - Center for Digital Health Humanities feed
Updated: 28 min 43 sec ago

La via estone alla Digital Health Society

Dalla Presidenza estone del Consiglio Europeo una roadmap per realizzare una Digital Health Society europea

Articolo di Luigi Pavia, Digital Health Italia

Dal 1 luglio 2017 fino alla fine dell’anno, sarà l’Estonia a presiedere il Consiglio Europeo. Una delle priorità definite dal Governo estone per il Programma di Presidenza consiste nello sviluppo del Digital Single Market (DSM) e della Digital Economy in Europa, al fine di garantire maggiori servizi e benefici ai cittadini europei. Il “quinto diritto”, corrispondente alla libera circolazione dei dati (accanto a quello delle persone, dei servizi, dei prodotti e dei capitali), rappresenta una sfida importante per l’implementazione di un mercato unico digitale in Europa. La salute e i servizi assistenziali, al pari, vivono una profonda transizione verso una trasformazione digitale e la Presidenza estone mira a dettarne il passo.

Un manifesto per la Digital Health Society

A tale scopo, il Ministero estone per gli Affari Sociali ha nominato l’European Connected Health Alliance (ECHAlliance) come partner internazionale strategico per lo sviluppo di un piano dedicato alla Digital Health Society (DSH) e per la creazione di un vero e proprio ecosistema, popolato dai principali stakeholder europei: policy-maker, cittadini, operatori sanitari, scienziati, aziende e contribuenti. Quest’ampia compagine di portatori di interesse (più di 100 organizzazioni) sta lavorando su un manifesto che delineerà le sfide contemporanee da affrontare per la realizzazione di un sistema di salute digitale all’altezza delle aspirazioni della società civile europea, tracciando percorsi e proponendo iniziative per ogni categoria di stakeholder. continua a leggere

 

Quando la visita medica diventa “virtuale”

Il 97% delle volte una visita medica coinvolge: il paziente, il suo carer e il medico. Domani potrebbe coinvolgere infermieri, nutrizionisti, farmacisti, operatori sociali, terapeuti… in una realtà tutta virtuale. Grazie alle nuove tecnologie, infatti, i medici potranno collegarsi con i loro pazienti senza limiti di tempo e spazio.

di Sara Scarpinati, Digital Health Italia

Scambio di dati

La visita medica di domani includerà lo scambio di dati sulla propria salute in tempo reale, tra cui la pressione sanguigna, i livelli di glucosio, attività fisica, la dieta e le metriche di coinvolgimento sociale. I pazienti controlleranno i dati da nuovi sensori e li condivideranno con i propri medici.

Un medical selfie

Le visite avverranno in remoto. I wearables, alcuni già approvati dalla FDA americana, consentiranno di eseguire esami fisici, inclusi quelli relativi ai segni vitali, il battito del cuore e la visualizzazione degli eventuali problemi uditivi, il tutto con una maggiore trasparenza che consentirà ai medici di fare delle diagnosi più accurate e ai pazienti di essere curati per tempo. continua a leggere

Una guida alle iniziative per il Patient Engagement

Le iniziative che mirano a coinvolgere i pazienti nell’impresa scientifica orientata alla cura stanno, per fortuna, aumentando e vanno dalla formazione dei pazienti alla loro partecipazione nel disegno degli studi o nella valutazione dei farmaci.

di Science Compass

È oggi opinione comune, tra gli addetti ai lavori, che un coinvolgimento efficace dei pazienti sia necessario per realizzare terapie migliori.

I pazienti possono aiutare a sviluppare terapie innovative che abbiano un impatto rilevante sulla qualità della vita di chi vi accede, e a rendere più efficienti tutte le fasi del percorso, dalla progettazione allo sviluppo al dialogo con le istituzioni sanitarie alla farmacovigilanza.

Tutto ciò grazie a quello che chiamiamo “patient engagement”.

Storicamente il patient engagement è emerso come spinta dal basso, grazie all’azione dei pazienti stessi che, tramite singole associazioni di malattia o organizzazioni dedite all’advocacy per comunità più ampie, hanno promosso l’adozione di un approccio centrato in modo più forte sul pazientecontinua a leggere

Pazienti e sviluppo di terapie: 6 modi di partecipare

Sei motivi per cui il patient engagement nello sviluppo del farmaco non è solo giusto, ma anche utile

 

Science Compass 

Qual è il contributo unico che i pazienti possono portare ai processi di ricerca e sviluppo finalizzati alla produzione di terapie? Una risposta arriva dal diagramma intitolato “Patient engagement across the research and development continuum”.

Questo schema riepiloga i risultati dell’analisi svolta dalla Clinical Trials Transformation Initiative (CTTI), un centro studi finanziato tramite grant dall’agenzia del farmaco statunitense (FDA) e ospitato dalla Duke University. Il CTTI lavora per promuovere una ricerca che oltre a essere eccellente ed efficace nella produzione di terapie, ponga al centro il paziente. Infatti, uno dei valori guida è il concetto di paziente coinvolto come partner alla pari in tutte le fasi del processo di ricerca e sviluppo.

Le azioni con cui la comunità dei pazienti può contribuire al processo di sviluppo del farmaco sono rappresentate nel diagramma lungo tutti i passaggi che vanno dalla ricerca di base fino alla registrazione e distribuzione del farmaco e poi alla farmacovigilanza.

Guardando il processo in questa prospettiva, ci si rende conto che si tratta di un valore aggiunto che i solo i pazienti possono portare in dote nella collaborazione con ricerca e industria, proprio da partner alla pari come spesso auspicato.

In sintesi, possiamo parlare di 6 tipologie di contributo. Vediamole. continua a leggere

Sanità digitale: ecco le priorità da seguire per la formazione dei professionisti

Atti di indirizzo, valutazioni intelligenti, programmi, moduli integrati. Gregorio Cosentino, presidente dell’Associazione scientifica per la sanità digitale (Assd), traccia una possibile roadmap per formare i nuovi esperti di e-health

di Gregorio Cosentino – presidente Associazione scientifica per la sanità digitale (Assd)

AboutPharma

Come rilevato nel 2016 dall’Osservatorio permanente competenze digitali in sanità, quando si indaga specificatamente la finalità più importante della digitalizzazione in ambito sanitario, il risultato è davvero confortante: sta crescendo, finalmente, la consapevolezza del fondamentale impiego del digitale nel processo di “diagnosi e cura”, rispetto a ciò che da tempo è radicato, ovvero per utilità gestionali (amministrative e organizzative) o formative.

D’altronde, l’invecchiamento della popolazione, e il conseguente aumento delle persone fragili con numerose patologie croniche, la necessità di ridurre i costi in un contesto generalizzato di spending review, e la sempre maggiore disponibilità di tecnologie e dispositivi medici sempre più avanzati, stanno spingendo i medici, gli infermieri e le altre professioni sanitarie a utilizzare soluzioni innovative per fornire le cure ai loro pazienti.

La formazione

Le professioni sanitarie hanno confermato che la formazione in ambito digitale è considerata alla pari della formazione di altre competenze nonché fortemente correlata alle esigenze individuali, come giustamente deve essere la formazione. Rappresenta il processo più delicato per la costituzione di un bravo professionista, non solo rispondente a un profilo giuridico ma anche deontologico e tecnico. Aver affiancato la formazione digitale alle altre competenze tecnico-professionali rappresenta un importante salto di qualità da parte del mondo sanitario nel panorama del processo di abilitazione e competenza professionale. Purtroppo la formazione e l’aggiornamento continuo sulle competenze digitali in sanità hanno una distribuzione non sempre omogenea nelle nostre università e nelle aziende sanitarie o Ircss. Per tali motivi occorrono atti d’indirizzo nazionali(conferenza Stato-Regioni, ministero della Salute, Miur) vincolanti e verificabili sui progetti formativi dedicati al personale socio-sanitario, che devono interessare anche l’obbligo formativo Ecm, che nel dossier formativo del professionista della salute deve prevedere una parte obbligatoria relativa alla sanità digitale. E nella valutazione della performance delle direzioni generali andrebbe introdotto l’indicatore del grado di digitalizzazione delle strutture ospedaliere, universitarie e di ricerca e il grado di soddisfazione e di miglioramento della fruizione delle prestazioni socio-sanitarie che il cittadino-utente ha percepito con gli strumenti e soluzioni e-health adottate. È opinione comune che la sanità digitale si sviluppi anche con un programma strutturato di formazione a tutti i livelli, riconfermando i fabbisogni formativi e di aggiornamento che il sistema universitario e aziendale non ha soddisfatto.È quindi necessario sviluppare un programma che rapidamente promuova la cultura della sanità elettronica, con programmi di formazione specifici sia nell’ambito del corso di studi universitari e master universitari, sia all’interno dell’Educazione continua in medicina (Ecm). I corsi dovranno prevedere lo sviluppo di moduli integrati dove sono approfonditi gli aspetti non soltanto tecnologici, ma anche di appropriatezza della cura, organizzativi, sociali e psicologici connessi all’utilizzo delle tecnologie Ict nei processi di cura, diagnosi, prevenzione e telemonitoraggio, permettendo al personale tecnico e sanitario di acquisire conoscenze e competenze indispensabili per rendere più efficace ed efficiente la sanità italiana, e per formare nuove professionalità da impiegare nel campo della sanità digitale. In questo modo si raggiungerà il duplice effetto di creare un terreno adatto allo sviluppo della digital health e di formare professionisti che potranno trovare nuova occupazione in tale ambito. Così operando ne trarranno giovamento l’attività del professionista, del sistema salute e soprattutto il destinatario dell’azione di cura: il cliente/paziente/utente. continua a leggere

Come il digitale cambia il rapporto medico paziente

Come emerge anche dal Piano triennale Agid, le tecnologie IoT – app, sensori o dispositivi dotati di software per attività di diagnosi, prevenzione, controllo, terapia o cura di una malattia – hanno un importante potenziale di innovazione per la sanità. Emergono tre nuove intelligenze

 

Articolo di Roberto Bellini su AgendaDigitale

Il fattore moda tocca una ennesima tecnologia: quella dell’Internet delle cose (IoT-Internet of Things). Sia la dizione inglese che la traduzione italiana generano nei non addetti ai lavori molti dubbi sul cosa sia e a cosa possa servire: riguarda applicazioni di connettività di oggetti materiali? Sostituisce o assorbe il “normale” uso di Internet che permette alle persone di comunicare fra di loro?  E comunque cosa c’entrano gli animali? E figuriamoci se associamo questa tecnologia ai servizi sanitari.

Proviamo a fornire una indicazione sul possibile uso delle IoT prendendo spunto da quanto delineato nel Patto per la Sanità Digitale e nel recentissimo Piano Triennale dell’Agenzia Digitale. Il Fascicolo Sanitario Elettronico (FSE) viene indicato esplicitamente nel Piano Triennale come uno dei componenti di innovazione nel’Ecosistema della sanità digitale, mentre il Patto introduce i servizi per la continuità assistenziale ospedale-territorio. continua a leggere

How Figure 1, The “Instagram For Doctors” App, Plans To Introduce AI

A new feature will use machine learning to analyze medical data, starting with electrocardiograms

Steven MelendezFast Company

Figure 1 has made a name for itself as a social network that lets medical professionals discuss photos of patient conditions with colleagues around the world.

“They can learn in real time from other people experiencing and seeing cases,” says Dr. Joshua Landy, a practicing physician and cofounder of Figure 1. “If you’re seeing a case, you can take a picture of it, you can describe it and ask for help, and you can even page a specialist.”

Now, the Toronto company sometimes referred to as the “Instagram for doctors” plans to introduce artificial intelligence into the mix, starting with a feature to turn photos of electrocardiograms into digital data. The company is planning to formally announce the feature later this month at the International Congress on Electrocardiology in Portland. At first, experts will be able to weigh in on the meaning of the measurements, but in the future more advanced machine learning systems may be able to provide their own insight into what particular readings mean.

Electrocardiograms translate electrical impulses in the heart into line graphs that doctors can read to diagnose patients. While they’re naturally useful in checking for heart attacks and other cardiac issues, experts can sometimes also spot other conditions in ECG readings, from pneumonia to Parkinson’s disease, Landy explains. And the readings, often considered a vital sign on par with body temperature, blood pressure, and pulse rate, are standardized enough to be a natural target for digital processing.

“They are almost perfect fodder for computer vision and machine learning,” Landy says. “They’re self-similar, they’re stereotypic, they’re immediately recognizable by an algorithm.” full article

La centralità di pazienti e medici nell’era della digital health

Quando si parla di trasformazione digitale si fa fatica spesso a capire che si tratta di un processo complesso

 

Articolo Giovanna D’Urso su Digital Health Italia

Ridisegnare i modelli di business e le catene del valore, ripensare alle modalità di accesso ai mercati, riscrivere i flussi di interazione con i clienti: sono solo alcune delle sfide che le imprese di ogni settore devono affrontare per convertirsi al digitale rapidamente e in modo efficace. Nel settore salute, più che in altri settori, l’innovazione digitale sta facilitando e rafforzando i processi di disintermediazione che incidono fortemente sia sul rapporto medico-paziente sia su quello tra medici e aziende farmaceutiche. Gli strumenti digitali infatti consentono ai pazienti di cercare informazioni o monitorare il proprio stato di salute in autonomia, mentre aiutano i medici ad aggiornarsi professionalmente o di avere una relazione più diretta con i pazienti stessi. Questi esempi dimostrano che nell’era della digital health pazienti e medici sono al centro delle attività di comunicazione nelle diverse fasi di prevenzione, diagnosi e cura. Di questi scenari si è discusso lo scorso 18 Maggio in occasione della seconda edizione del convegno Digital Health organizzato da GfK Italia e intitolato ʺL’efficacia delle strategie Multichannel e la Patient Centricity”. continua a leggere

Data Sharing Statements for Clinical Trials

A Requirement of the International Committee of Medical Journal Editors

 

Darren B. Taichman, Peush Sahni, Anja Pinborg su The JAMA Network

The International Committee of Medical Journal Editors (ICMJE) believes there is an ethical obligation to responsibly share data generated by interventional clinical trials because trial participants have put themselves at risk. In January 2016 we published a proposal aimed at helping to create an environment in which the sharing of deidentified individual participant data becomes the norm. In response to our request for feedback we received many comments from individuals and groups. Some applauded the proposal while others expressed disappointment it did not more quickly create a commitment to data sharing. Many raised valid concerns regarding the feasibility of the proposed requirements, the necessary resources, the real or perceived risks to trial participants, and the need to protect the interests of patients and researchers.

It is encouraging that data sharing is already occurring in some settings. Over the past year, however, we have learned that the challenges are substantial and the requisite mechanisms are not in place to mandate universal data sharing at this time. Although many issues must be addressed for data sharing to become the norm, we remain committed to this goal. full article

E-health a 1,27 mld, medici e cittadini in corsa verso il digitale, ma l’Ssn stenta

L’indagine del Politecnico di Milano

 

Articolo condiviso da Il Sole 24 Ore – Sanità

L’innovazione digitale nella Sanità italiana avanza a rilento e, dopo un 2015 sostanzialmente stabile, nel 2016 fa registrare un leggero calo degli investimenti. Per la digitalizzazione della Sanità italiana l’anno scorso sono stati spesi complessivamente 1,27 miliardi (1,1% della spesa sanitaria pubblica, 21 euro per abitante), con una contrazione del 5% rispetto al 2015 (1,34 miliardi, pari all’1,2% della spesa sanitaria pubblica, circa 22 euro per abitante). Sono alcuni dei risultati della Ricerca dell’Osservatorio Innovazione Digitale in Sanità della School of Management del Politecnico di Milano (www.osservatori.net ), presentata questa mattina a Milano al convegno “La Sanità alla rincorsa del cittadino digitale”.

Nel dettaglio, 870 milioni di euro sono stati spesi dalle strutture sanitarie (-6%), 310 milioni direttamente dalle Regioni (-3%), 72 milioni dagli oltre 47mila medici di medicina generale (1.538 euro per medico, con un aumento del 3% rispetto al 2015) e 16,6 milioni direttamente dal ministero della Salute (-8%). La spesa complessiva dell’Italia per la Sanità resta lontana dagli standard dei Paesi europei avanzati e la contrazione conferma quanto i ritardi normativi, la mancanza di risorse inizialmente “promesse” nel Patto per la Sanità digitale e l’incertezza dovuta alle riforme sanitarie in atto in molte Regioni abbiano bloccato nuovi progetti. continua a leggere

Empowering people with MS – Partecipa oggi al #MeetSanofi 

Convivere con la sclerosi multipla ma anche vivere al meglio con la sclerosi multipla grazie all’innovazione, alla co-creazione, a una buona alimentazione e al corretto movimento. Perché la qualità di vita delle persone con SM passa anche attraverso buone pratiche quotidiane

 

 

In occasione della Giornata Mondiale (31 maggio 2017) Sanofi­ Genzyme organizza un nuovo #MeetSanofi­, aperitalk declinato sulle buone pratiche per contribuire a migliorare la vita con la sclerosi multipla. Perché per prendersi cura delle persone occorre fare rete, andando anche oltre la rete virtuale, incontrandosi e confrontandosi.

Appuntamento martedì 30 maggio alle 18 al quarto piano dell’headquarter di Sanofi Italia a Milano in viale Luigi Bodio 37/b.

Registrazione gratuita e obbligatoria qui. Se sei fuori Milano segui la diretta su Facebook Live dalla fanpage Sanofi Italia.

In allegato il Save The Date

Epilessia nel Terzo Millennio: un media tutorial per capirne di più

Il 30 maggio 2017, presso l’Hotel The Square Milano Duomo,  avrà luogo un media tutorial dedicato ad Epilessia nel Terzo Millennio, aspetti socio-culturali e clinici.

Come convivere con l’epilessia, ma anche come parlarne e come comunicare utilizzando un linguaggio appropriato: questi i temi dell’evento, che avrà inizio con l’introduzione del giornalista Claudio Arrigoni, dal titolo Epilessia, una parola ancora piena di pregiudizi e falsi miti.

A seguire, l’intervento L’epilessia esiste. Parliamone…ma come parlarne? di Rosa A. Cervellione, che descriverà nel dettaglio la proposta della Federazione Italiana Epilessie (FIE).

Si proseguirà con un secondo intervento di Claudio Arrigoni, dal titolo guida a una comunicazione corretta. Il linguaggio come strumento di crescita culturale e miglioramento sociale, in cui verrà posto l’accento sull’importanza delle competenze linguistiche per il potenziamento dell’individuo su diversi livelli.

Cos’è l’epilessia e come conviverci. Dalla scuola allo sport, dal lavoro ai viaggi, fino al desiderio di genitorialità, questo il titolo dell’intervento di Carlo Andrea Galimberti, del Centro per la Diagnosi e Cura dell’Epilessia, IRCCS Istituto Neurologico Nazionale C. Mondino di Pavia, che tratterà il tema dell’epilessia osservato attraverso tutti i principali aspetti della vita quotidiana.

A chiudere la giornata, Paolo Cervellati di Sandoz con il suo intervento dal titolo Sandoz fa il suo ingresso nell’epilessia a sostegno delle iniziative della Federazione Italiana Epilessie.

Seguirà una sessione di domande e risposte, a chiarimento degli argomenti trattati durante la giornata.

Sanità digitale, 5 trend su cui gli investitori potrebbero scommettere

Ecco i 5 trend su cui probabilmente scommetteranno gli investitori internazionali che hanno scelto di puntare sulla sanità digitale

 

Articolo di Gianpaolo Ferrarin su Digital Health Italia

Il mercato della sanità digitale continua ad attrarre enormi investimenti. Negli ultimi anni del resto le tecnologie digitali hanno modificato il sistema sanitario dando ai medici la possibilità di essere in contatto con i pazienti h24 e 7 giorni su 7, e ai pazienti l?opportunità di conservare e condividere in sicurezza i dati sanitari, per tracciare e personalizzare la loro assistenza medica.

L?ondata di innovazione è in continuo avanzamento, sia dal punto di vista normativo che tecnologico, e sicuramente tecnologie come Internet of Things (IoT), Machine Learning e Intelligenza Artificiale (AI) diventeranno centrali nello sviluppo di un?assistenza sanitaria più efficace ed efficiente. continua a leggere

Interazione tra ospedale e territorio attraverso strumenti di “Digital Health”: al via la 2a edizione del Premio Merck in Neurologia

In palio 80.000 euro per migliorare la qualità di vita dei pazienti con Sclerosi Multipla

 

 

Merck, azienda leader in ambito scientifico e tecnologico, ha annunciato oggi l?apertura del Bando di Concorso Interazione tra ospedale e territorio attraverso strumenti di ?digital health? per migliorare la qualità di vita del paziente con Sclerosi Multipla,indetto con il patrocinio della Società Italiana di Neurologia (SIN).

  Fino al 24 luglio, Enti Universitari e Ospedalieri, IRCSS ma anche Associazioni pazienti di tutta Italia potranno presentare proposte volte a migliorare la qualità di vita delle persone con Sclerosi Multipla, attraverso la creazione o il miglioramento di un collegamento tra i Centri SM presenti all?interno di Enti Ospedalieri o Universitari e le diverse realtà territoriali (quali ad esempio medici di medicina generale, centri di riabilitazione, servizi di assistenza domiciliare), prevedendo l?utilizzo di soluzioni tecnologiche innovative. 
Più informazioni ed il bando di concorso sono disponibili sul sito: 
www.premiomerckneurologia.it   Negli ultimi anni, strumenti digitali e salute sono ormai un binomio sempre più diffuso e in via di consolidamento. Software per programmi innovativi di supporto al paziente, applicazioni per la gestione clinica della persona sia in fase di diagnosi che di trattamento, dispositivi mobili e wireless con sensori indossabili sono solo alcuni esempi di come l?innovazione tecnologica possa migliorare la qualità di vita del paziente e di coloro che se ne prendono cura (i cosidetti caregiver).      Centri SM e realtà territoriali in collegamento attivo La Sclerosi Multipla (SM) è una patologia particolarmente complessa e generalmente si caratterizza, in tutte le sue forme (con recidive o progressiva), per un decorso cronico e progressivamente invalidante. Il Centro SM rappresenta il fulcro nella gestione clinica della patologia, ma la complessità dei disturbi che la malattia può comportare durante il suo decorso obbliga spesso il paziente e il suo caregiver a dover interagire con diverse realtà presenti sul territorio, prima fra tutte il medico di medicina generale (MMG), ma anche, ad esempio, strutture di riabilitazione neuromotoria. A questa necessità si accompagna generalmente un aumento della invalidità con una conseguente maggiore difficoltà da parte del paziente ad interfacciarsi con queste diverse realtà. A ciò si aggiunge la mancanza, nella maggior parte dei contesti, di percorsi preferenziali o chiaramente definiti che facilitino l?interazione tra il Centro SM e tali realtà territoriali. Tutto questo incide sulla qualità di vita del paziente e di coloro che lo assistono, ed indirettamente anche sui costi di gestione della malattia. In questo scenario complesso la tecnologia, in tutte le sue declinazioni, può migliorare la gestione delle problematiche descritte.   «Le interazioni e i collegamenti tra i Centri SM di Enti Ospedalieri o Universitari e le realtà territoriali sono di grande importanza nella gestione del paziente: il suo percorso di cura, infatti, coinvolge una molteplicità di soggetti e di differenti professionalità» dichiara il Prof. Leandro Provinciali, Presidente della Società Italiana di Neurologia e Presidente della Commissione giudicatrice del Premio. «Nella realtà di oggi, una fattiva interazione tra i differenti soggetti coinvolti nelle diverse prestazioni sanitarie e l?uso di strumenti tecnologici innovativi possono aiutare a supportare i pazienti e i loro caregiver in una migliore gestione di questa malattia invalidante e, al contempo, limitarne il carico sociale» – conclude il Prof. Provinciali.   Due premi per una migliore la gestione del paziente attraverso l?eHealth Il Premio Merck in Neurologia finanzierà i due progetti che sapranno coniugare innovazione e relazione tra i Centri attraverso strumenti di ?digital health? con l?obiettivo finale di migliorare la qualità di vita dei pazienti.   «Il paziente ed i suoi bisogni sono sempre al centro delle nostre attività» sottolinea Antonio Messina, a capo del business biofarmaceutico di Merck in Italia. «E? per questo che siamo particolarmente lieti di lanciare la seconda edizione del Premio Merck in NeurologiaOggi, grazie alle soluzioni offerte dall?eHealth, è possibile facilitare il lavoro integrato dei diversi specialisti, lo scambio rapido ed efficiente delle informazioni, e l?assistenza continuativa al paziente. Questo Premio è solo una delle tante iniziative della nostra Azienda volte a promuovere la diffusione di nuove applicazioni del digitale alla salute. Tutto ciò con un unico obiettivo: fare una reale differenza nella vita dei pazienti» – conclude Messina.   Per partecipare al bando: www.premiomerckneurologia.it.

 

Informazioni su Merck Merck è un?azienda scientifica e tecnologica leader nei settori Healthcare, Life Science e Performance Materials. Circa 50.000 dipendenti operano per sviluppare tecnologie in grado di migliorare la vita ? dalle terapie biofarmaceutiche per il trattamento del cancro e della sclerosi multipla a sistemi all?avanguardia per la ricerca scientifica e la produzione, ai cristalli liquidi per gli smartphone e i televisori LCD. Nel 2016, Merck ha generato vendite per 15 miliardi di Euro in 66 Paesi. Fondata nel 1668, Merck è la società farmaceutica e chimica più antica al mondo. Ancora oggi, la famiglia fondatrice detiene la quota di maggioranza della Società. Merck (Darmstadt, Germania), detiene i diritti globali sul nome e marchio Merck. Le sole eccezioni sono costituite da Stati Uniti e Canada, dove la Società opera con le denominazioni EMD Serono, EMD Millipore e EMD Performance Materials.   Informazioni sulla Società Italiana di Neurologia (SIN) La Società Italiana di Neurologia conta tra i suoi soci circa 3000 specialisti neurologi ed ha lo scopo istituzionale di promuovere in Italia gli studi neurologici, finalizzati allo sviluppo della ricerca scientifica, alla formazione, all?aggiornamento degli specialisti e al miglioramento della qualità professionale nell?assistenza alle persone con malattie del sistema nervoso.

Cronicità, telemedicina e “reti empatiche”

 

Articolo di Cristina Cenci su nòva – Il Sole 24 Ore

Internet è un crocevia di storie, linguaggi, sguardi diversi che alimentano e costruiscono vissuti e percezioni. Se è vero che un po? le echo-chambers ci imprigionano, è anche vero che con curiosità e voglia di vagare, si può ancora essere ?cyberflâneur? e incrociare percorsi che, offline, faticano a incontrarsi e meriterebbero invece di ritrovarsi.

E? accaduto per due storie molto diverse che mi è capitato di leggere in casuale successione. La prima: ?Lettera di un vecchio?, pubblicata da un?infermiera su Facebook e ripresa in un blog dedicato a racconti e poesie, dove potete leggerla tutta. Ne riporto una parte:

?Cosa vedi infermiera? Cosa vedete? Che cosa stai pensando mentre mi guardi? ?Un povero vecchio?, non molto saggio, con lo sguardo incerto ed occhi lontani, che schiva il cibo, non dà risposte e che quando provi a dirgli a voce alta: ?Almeno assaggia? sembra che nulla gli importi di quello che fai per lui. [?] Ma cosa stai pensando? E cosa vedi? Apri gli occhi infermiera! Perché tu non sembri davvero interessata a me? Ora ti dirò chi sono, mentre me ne sto ancora seduto qui a ricevere le tue attenzioni lasciandomi imboccare per compiacerti. Quindi aprite gli occhi gente? apriteli e guardate?  [?]  ?Non un uomo vecchio?? avvicinatevi meglio e? vedete ME!?

La seconda , un caso clinico, tra i tanti che è possibile trovare in archivi digitali:

?Uomo, 78 aa, pregresso intervento di adeno-tonsillectomia e appendicectomia. ?. Ipertensione arteriosa di grado moderato, prevalentemente sistolica (ipertensione sistolica isolata), in trattamento efficace con terapia di associazione con ace inibitori, diuretici tiazidici, calcio- antagonisti e alfa bloccanti, in paziente anziano con pregressa abitudine tabagica, familiarità per malattie cardiovascolari e segni di danno d?organo (ipertrofia ventricolare sinistra, microalbuminuria, retinopatia ipertensiva, ispessimento miointimale). Ipercolesterolemia, in trattamento con atorvastatina.  Ipertrofia prostatica benigna, in trattamento con alpha-bloccanti. RISCHIO CARDIOVASCOLARE ELEVATO

Due storie, due mondi che non si vedono reciprocamente: il mondo del me e l?agglomerato di eterogenei in cui lo trasformano le categorie mediche. Cosa sentirà di avere il me? Per cosa penserà possa ancora valere la pena curarsi? Di quale delle tante malattie che lo accompagnano da anni avrà più paura? Cosa pensa che possa fargli più male? Si rende conto di avere ?un rischio cardiovascolare elevato?? Come pensa di affrontarlo? Lo chiamano paziente complesso, paziente cronico, nuovo paziente, paziente che sfugge alle linee guida, perché ha almeno tre, quattro malattie diverse e prende sette o otto farmaci, di cui si ignorano le interazioni. Ma lui è un me che ha un progetto di vita, invisibile una volta che varca le varie soglie degli ambulatori, come diabetico, come cardiopatico, come carcinoma prostatico o come semplicemente ?un vecchio?.

Possiamo cambiare prospettiva, possiamo far incontrare queste due storie nella clinica e non solo nei percorsi erranti di internet? Ho provato qualche tempo fa a delineare alcune strade in un articolo sullo European Journal of Internal Medicine,  Narrative medicine and the personalisation of treatment for elderly patients.

Il modello più bello e stimolante l?ho però trovato nel Piano Nazionale Cronicità 2016. La portata innovativa del Piano è raccontata da Paolo Trenta, Presidente di OMNI-Osservatorio Medicina Narrativa Italia, durante il  VI Convegno Nazionale di Medicina Narrativa, organizzato a Foligno e dedicato alla cronicità:

?Il Piano Nazionale Cronicità 2016 usa un lessico, un vocabolario, che è quello della medicina narrativa: personalizzazione, co-costruzione, centralità dell?illness rispetto alla disease, programmi assistenziali che integrino progetti esistenziali?.

Il Piano Nazionale Cronicità opera uno spostamento di punto di vista, introduce una cultura nuova, ecco alcuni passaggi fondamentali:

?C?è bisogno di nuove parole-chiave, capaci di indirizzare verso nuovi approcci e nuovi scenari: salute ?possibile?, cioè lo stato di salute legato alle condizioni della persona; malattia vissuta con al centro il paziente/persona (illness), e non solo malattia incentrata sul caso clinico (disease); analisi integrata dei bisogni globali del paziente, e non solo ?razionalità tecnica? e problemi squisitamente clinici; analisi delle risorse del contesto ambientale, inteso come contesto fisico e socio-sanitario locale, fattori facilitanti e barriere; mantenimento e co-esistenza, e non solo guarigione; accompagnamento, e non solo cura; risorse del paziente, e non solo risorse tecnico-professionali gestite dagli operatori; empowerment inteso come abilità a ?fare fronte? alla nuova dimensione imposta dalla cronicità e sviluppo della capacità di autogestione (self care); approccio multidimensionale e di team e non solo relazione ?medico-paziente?; superamento dell?assistenza basata unicamente sulla erogazione di prestazioni, occasionale e frammentaria, e costruzione condivisa di percorsi integrati, personalizzati e dinamicipresa in carico pro-attiva ed empatica e non solo risposta assistenziale all?emergere del bisogno; ?Patto di cura? con il paziente e i suoi Caregiver e non solo compliance alle prescrizioni terapeutiche.? (pag. 14)

Poi però, sottolinea Paolo Trenta: ?nella sezione attuativa, riemerge il modello riduzionista-deterministico centrato sulla patologia. La sfida è trasformare il nuovo modello culturale che emerge chiaramente dal Piano, in pratica quotidiana dei reparti degli ospedali e delle strutture sanitarie e questo è uno degli obiettivi di OMNI?.

Nel Piano Nazionale Cronicità si parla allo stesso tempo di piano di cura e di patto di cura. La sfida è il più possibile integrare piano e patto, EBM e NBM. Come?

Un?ipotesi di risposta la offre lo stesso Piano, nelle raccomandazioni relative all?uso della Telemedicina e della E-health. In particolare nel piano leggiamo:

?Infatti, le tecnologie e-Health garantiscono la realizzazione di una modalità operativa a rete, facilitando l?integrazione tra le varie figure deputate all?assistenza e alla erogazione dei servizi. In particolare, nella integrazione ospedale/territorio e nelle nuove forme di aggregazione delle cure primarie, la Telemedicina e la Teleassistenza rappresentano esempi di come le tecnologie possano migliorare l?operatività, nel luogo dove il paziente vive, favorendo così la gestione domiciliare della persona e riducendo gli spostamenti spesso non indispensabili e i relativi costi sociali. Inoltre il cittadino/paziente usufruisce con facilità degli strumenti tecnologici che lo aiutano e lo accompagnano nella gestione della propria salute nella vita di tutti i giorni, attraverso diversi dispositivi e ovunque esso si trovi, anche nell?emergenza?.

L?obiettivo del Piano è ?l?incremento di modelli di assistenza che sappiano coniugare soluzioni tecnologiche con i bisogni di salute del paziente-persona?. Quindi non solo monitoraggio in remoto di parametri clinici ma anche delle storie, dei bisogni, dei progetti mutevoli di vita della persona e dei caregiver.

Solo raccomandazioni di un testo ministeriale? Credo di no, perché non nasce top down, ma bottom up, recepisce esplicitamente, ma anche implicitamente, quanto già è avvenuto e sta avvenendo.

Un libro bellissimo, Il mondo invisibile dei pazienti fragili, curato da un medico di medicina generale Stefano Ivis, oggi presidente di ASSIMS, con Alberto De Toni, ingegnere e Rettore dell?Università di Udine e Francesca Giacomelli, ingegnere gestionale, e basato sull?esperienza sul campo di decine di MMG, mostrava  già nel 2010 come operativizzare tutto questo. Come scrivono gli autori: ?Il supporto della tecnologia moderna, l?utilizzo dei sistemi gestionali applicati alla complessità e la capacità di tenere uniti high-tech con high-touch permetteranno la co-costruzione di una rete empatica, nata con il contributo di tutti gli attori coinvolti, trasformando la comunicazione prevalentemente focalizzata allo scambio di informazioni, in una comunicazione che costruisce significati?.

Forse è arrivato il momento di introdurre un?altra importante variazione lessicale e passare da ?il paziente/persona al centro?, rimasto per lo più uno slogan, a ?la rete al centro?, fiduciosi che questa volta veramente qualcosa cambierà.

Medici e social media, Brignoli (Simg): nessuna norma per i profili personali

Articolo di Renato Torlaschi su Doctor 33

 

Medici che utilizzano in maniera impropria i social media? Negli Stati Uniti un recente sondaggio ha mostrato che numerosi giovani urologi avevano pubblicato post eticamente discutibili su Facebook, ponendo il problema di quali limiti debbano eventualmente essere posti ai professionisti della sanità relativamente alla comunicazione su Web.

Secondo Ovidio Brignoli, vicepresidente della Società italiana di medicina generale (Simg), il problema in Italia non è molto frequente: «Non sono a conoscenza di episodi di questo tipo che siano stati segnalati all’Ordine… è successo invece che in profili professionali venissero date informazioni mendaci: l’Ordine norma questo, ma a mio avviso non può e non deve normare nient’altro». Insomma, deve essere fatta una distinzione essenziale tra i profili professionali e quelli privati, in cui i medici postano su argomenti qualsiasi, come ogni altro cittadino. Riguardo ai primi, Brignoli ricorda che, molti anni fa, ai medici olandesi veniva riconosciuto un fiorino per ogni comunicazione telefonica di carattere sanitario: «trattandosi di un’attività medica che richiede del tempo dovrebbe esserci una forma di retribuzione, ma questo è l’ultimo problema; è comunque fondamentale che esista una regolamentazione su cosa può essere trasmesso e dovrebbe trattarsi di un canale vigilato e riservato, in cui le informazioni siano protette. Riguardo ai siti che promuovono l’attività di studi professionali, il Codice etico recentemente rielaborato ha un capitolo relativo a informazione e pubblicità, tra le quali non è sempre scontato stabilire una linea di demarcazione netta». continua a leggere

E alla fine a «dire 33» saranno Google e Apple

Articolo di Antonio Pescapè su Il Mattino

Nell?agosto del 2016 in Giappone, presso l?Institute of Medical Science della University of Tokyo, un supercomputer è stato in grado – analizzando migliaia di mutazioni genetiche di una paziente sessantenne – di diagnosticare una rarissima forma di leucemia precedentemente scambiata per un?altra patologia. I medici sarebbero arrivati alla stessa diagnosi in qualche settimana, tempi compatibili con le capacità di analisi e di sintesi proprie dell?essere umano. Il sistema ci è arrivato in soli 10 minuti. E nel caso delle leucemie il tempo è un fattore cruciale. Ma come è stato possibile? Cosa ha reso possibile una così drastica riduzione dei tempi per arrivare ad una diagnosi così difficile?

Il sistema giapponese si basa sulla piattaforma Watson, addestrato dai ricercatori e dai medici giapponesi con quantità enormi (disumane) di informazioni, raccolte tra articoli scientifici e data set oncologici relativi alla leucemia e provenienti da tutto il mondo. Watson è solo uno degli esempi più noti ad oggi di sistemi informatici che sono in grado di raggiungere risultati fino a qualche anno fa inimmaginabili, grazie ad un potente mix di capacità di calcolo e di memorizzazione fornite dalle moderne piattaforme cloud da un lato, ed intelligenza artificiale dall?altro.

Stiamo parlando quindi di Cloud Computing, Big Data ed Intelligenza Artificiale. Le stesse tecnologie che hanno permesso ai ricercatori del Medical Research Council di Londra di prevedere con un anno di anticipo gli effetti dell?ipertensione polmonare, e quindi di personalizzare proattivamente le cure che vanno da terapie farmacologiche sino al trapianto del polmone. Le stesse tecnologie che nel caso della retinopatia diabetica o nel caso di melanoma, lavorando su un numero elevatissimo di immagini, hanno permesso di arrivare a diagnosi di accuratezza pari o superiore a quelle fatte da medici. Come i sistemi intelligenti che i ricercatori dell?Università di Nottingham hanno addestrato con dati di migliaia di pazienti e sono oggi in grado di predire un attacco di cuore, anche in questo caso, con un?accuratezza anche superiore a quella di un medico. L?integrazione tra tecnologia e medicina ed il massivo utilizzo di tecnologie ICT (Information and Communication Technologies) permetteranno di ridurre i tempi di azione e di fare cose che prima non riuscivamo o potevamo fare. Ma soprattutto di mettere in campo terapie personalizzate. Ma chi fornirà queste terapie? continua a leggere

#digitalhealth: le 3 “E” per renderla reale e accessibile

Ogni alterazione (disruption) ha bisogno di un neologismo. Il mondo della salute ne aveva bisogno, ed è #digitalhealth

 

Articolo di Sara Scarpinati su Digital Health Italia

(Mi dispiace Matthew Holt ? # health2con semplicemente non andava bene )
Ma questo post non vuole discutere sulla scelta del nome, sulla sua definizione o su ciò che significa per varie persone, anche se la mia personale definizione è:

Digital Health is the human recognition of awareness that technology can actually prolong their valuable lives with their families and loved ones while moving from healthcare to just health [in a digital world].
Breve storia (ben lungi dall?essere completa)

Ho avuto l?immenso piacere di essere risucchiato in questo mondo grazie al mio caro amico Dan Kogan, che mi ha fatto conoscere Health 2.0 e in particolare il ?nonno? del movimento ? Matthew Holt.
Già nel 2008, avevo subito osservato i modelli di consumo, finanziati principalmente da un modello di pubblicità del Web 2.0 che semplicemente non era cresciuto in proporzione.
Poco dopo l?approvazione della legge HITECH nel 2009, ha preso piede un grande cambiamento nella fornitura di prodotti, soluzioni e servizi a e attraverso fornitori e assicurazioni poi e Pharma (aka B2B + C). continua a leggere

Le novità e il programma di Health 2.0 Europe 2017

Dal 3 al 5 Maggio a Barcellona torna l’appuntamento annuale con le novità della salute digitale

 

di Marina Peluso, Paginemediche

Health 2.0 Europe 2017, il più grande e prestigioso evento dedicato alle innovazioni tecnologiche che stanno trasformando la cura e i servizi sanitari. Quest’anno saranno tantissime le sorprese, tra cui Healthio, un’esposizione interattiva dedicata a medici e pazienti.

Il programma della Conferenza è ricchissimo di appuntamenti, di incontri e di sessioni dedicate ai diversi pubblici, per esplorare le trasformazioni della salute da diversi punti di vista. Ci sono eventi dedicati interamente a startup e investitori, altre invece pensate per avvicinare i medici e i pazienti all’utilizzo delle tecnologie digitali.

Gli eventi in programma

Mercoledì 3 Maggio, in particolare, si svolgeranno in concomitanza eventi in diverse location:

eHealth competition – 9:00/13:00

Si svolgerà la sesta edizione del eHealth Competition, la competizione dedicata alle piccole e medie imprese. Tra le aziende e startup che hanno candidato la propria soluzione di salute digitale, saranno scelti i progetti migliori che saranno finanziati con finanziamenti fino a € 1,140,000.

Blockchain workshop – 10:00/11:30

Un workshop dedicato alla tecnologia blockchain e a come può essere usata per semplificare la gestione dei servizi sanitari, la sessione sarà guidata da Diego Espinosa, CEO healthcoin e Tim Dunlevy, VP Engineering PotiDok. continua a leggere

Sanità, come e cosa sta cambiando grazie al digitale

Il 2017 potrebbe segnare un momento di svolta nel settore della digital health. Uno studio di P101 ci aiuta a capire quali potrebbero essere i prossimi scenari

Diario Innovazione

MILANO – Oltre 6 miliardi di dollari di investimenti nel 2016, una crescita costante negli ultimi 7 anni e la prima exit del 2017, ovvero l’acquisizione da parte di Mckensson della startup CoverMyMeds per un valore di 1 miliardo di dollari. Si tratta del compartimento dell’healthcare, in particolare della digital health, ovvero la rivoluzione del settore della sanità grazie agli strumenti digitali, un mercato che crescerà ancora del 21% entro il 2022, secondo le analisi di Business Wire. In particolare, lo sviluppo più ampio e veloce coinvolgerà l’ambito della sanità mobile (mHealth), dove si prevede un aumento a livello globale pari al 34%. Uno studio approfondito di P101, fondo di venture capital specializzato in investimenti in società digital e technology driven, ci aiuta a capire meglio il settore.

Una nuova digitalizzazione
La digitalizzazione del settore della salute non è cosa da poco se si pensa che l’intera industria è caratterizzata da robusti vincoli normativi, a tutela delle persone, che riguardano tutte le fasi del processo, dalla ricerca, all’approvazione di una terapia, alla comunicazione dei dati. Questo ha determinato un progredire più lento e controllato del digitale, ma oggi, finalmente, le startup dell’healthcare stanno conquistandosi uno spazio sempre maggiore: la tecnologia mobile permette un contatto continuo e costante degli utenti con gli operatori del settore, grazie ai big data e ai sistemi di analytics si possono captare e studiare tutte quelle informazioni utili al monitoraggio e alla personalizzazione dell’assistenza sanitaria. La genomica, l’intelligenza artificiale e le tecnologie di deep learning sono tutti strumenti che possono rivoluzionare – e già lo stanno facendo – l’industria sanitaria come la intendiamo oggi. continua a leggere

Pages